Erba maresina di Valdagno, un’erba dal sapore speciale

Tanaceto Partenio è il suo nome originale ma è più conosciuta come Erba Maresina.

È originaria delle zone temperate dell’Europa, dell’America e, soprattutto, del Caucaso ma si è diffusa anche in Italia, dov’è diventata un po’ il simbolo di Valdagno, nella provincia vicentina, che ogni anno le dedica una Sagra, la Festa della Maresina, nella seconda settimana di aprile. È questo l’evento locale con cui Valdagno e la Comunità Montana Agno-Chiampo salutano il ritorno della primavera. Il contesto naturale in cui l’Erba Maresina nasce e cresce rigogliosa è al cospetto delle Dolomiti, in siti pietrosi ed esposti al sole.

Le origini

Le interpretazioni sul significato del nome originale dell’Erba Maresina sono diverse. Tanaceto (o Tanacetum) viene fatto risalire da alcuni alle parole greche tànaos (lungo) e akèomai (guarire) e da altri ad athanàsia (immortalità). Partenio deriva, invece, da parthènos (vergine). Nell’antichità, la pianta veniva usata per curare malesseri tipicamente femminili, a cominciare dai dolori mestruali, il che spiegherebbe l’appellativo tedesco Mutterkraut (“era madre” oppure “erba della mamma”).

Aspetto e caratteristiche

Il Tanaceto Partenio è una pianta perenne, alta dai 30 agli 80 cm, che fiorisce da aprile a settembre. I suoi fiori sono molti simili a quelli della camomilla. I frutti hanno un solo seme (in botanica, si definiscono acheni) e sono caratterizzati da una coroncina dentata. Il principale impiego dell’erba maresina è quello culinario ma si può anche ritrovare in ambito cosmetico ed erboristico. L’assunzione di erba maresina è controindicata in presenza di ulcere e gastriti, in età pediatrica, in gravidanza e nei giorni che precedono un intervento chirurgico perché potrebbe comportare un sanguinamento eccessivo.

La certificazione De.Co.

Nel 2011, l’Amministrazione di Valdagno ha istituito la De.Co. (Denominazione Comunale) dell’Erba Maresina e ha approvato un disciplinare per la produzione e commercializzazione della pianta che designa una serie di aziende come le uniche “abilitate” a utilizzare l’Erba Maresina nelle proprie preparazioni da mettere poi in vendita.

Utilizzo in Erboristeria

Dell’Erba Maresina in Erboristeria vengono utilizzati prima di tutto i fiori, che si raccolgono a giugno e si fanno essiccare. Dopo questo procedimento, è possibile ricavare anche i semi che sono impiegati in ulteriori preparazioni.

Quanto alle proprietà dell’Erba Maresina, la più nota è quella purificante e lenitiva, ragione per la quale compare spesso come ingrediente nei colluttori. L’estratto secco serve a confezionale capsule, mentre il succo si utilizza nella tintura madre, da diluire in acqua e assumere al massimo due volte al giorno.

Le foglie, invece, si utilizzano sia fresche sia secche. Fresche sono impiegate, in particolare, nella preparazione di infusi utilissimi per lenire infiammazioni cutanee.

Utilizzo in Medicina

Le applicazioni dell’Erba Maresina in Medicina sono molto più recenti e risalgono soltanto a una decina di anni fa. Gli studi dei ricercatori si sono concentrati nel campo dell’Immunologia, dell’Oncologia e della Reumatologia. Pare, infatti, che l’Erba Maresina abbia proprietà benefiche per malattie fortemente invalidanti come alcuni tipi di eritemi e l’artrite reumatoide, grazie ad un suo componente, il partenolide, dalla potente azione anti – infiammatoria.

Utilizzo in Cucina

Il sapore dell’Erba Maresina è chiarito da altri nomi con cui la pianta viene chiamata (amareggia, amareggiola o erba ‘mara). Il suo gusto è, infatti, amaro con un retrogusto un po’ piccante. In cucina trova il suo impiego più importante e conosciuto, proprio a Valdagno.

Con l’erba Maresina, si preparano, infatti, le cosiddette fritole che sono protagoniste della Festa Maresina di aprile. Si tratta di frittelle composte da pane raffermo (in alcuni casi il pane viene, però, sostituito con il riso che si sfalda meno), latte, farina, uova, zucchero, lievito e scorza di limone grattugiata, che alcuni sostituiscono con la grappa.

Un’altra ricetta tipicamente vicentina è quella dei bigoli (spaghetti grossi) coa maresina. Qui la pianta viene mescolata con alloro, cipolla e sarde sotto sale e costituisce il primo piatto più povero della cucina vicentina.

Per chi non ama troppo la pasta, esiste anche una ricetta per il risotto alla maresina. In questo caso, l’erba viene amalgamata allo speck e al mascarpone, che smorzano il tono troppo amaro dell’erba maresina e le danno una consistenza cremosa dal gusto deciso.

Con le foglie di Erba Maresina si può, poi, fare il pesto. In questo caso, vengono aggiunte le mandorle, il parmiggiano grattugiato, l’olio extravergine e qualche goccia di succo di limone.

L’ultima preparazione, tra quelle più note della zona, è la torta piccante con la Maresina. È una sorta di ciambellone, dal gusto un po’ amarognolo (piccante, appunto) che contiene, oltre alla maresina tritata molto fine, farina, fecola, uova, zucchero, burro, latte, scorza di limone grattugiata e lievito. “Cresce” in forno mentre cuoce, a 180 gradi, per 40 minuti circa. La natura è servita.