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Vinitaly: tre domande agli esperti sui mercati mondiali

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Tre domande per interpretare il mercato del vino nei più importanti Paesi di consumo o in quelli emergenti, tre domande per capire come cambia l’enologia alla luce dell’evoluzione del gusto dei consumatori ma anche dei cambiamenti climatici. Sono sei le domande che Vinitaly proporrà ai giornalisti e agli enologi, tra i più famosi e qualificati al mondo, chiamati a far parte della giuria del XX Concorso Enologico Internazionale, in programma dal 12 al 16 novembre a Verona.
Una serie di interviste settimanali che rappresentano un’occasione di confronto sui vini e sui mercati e che verranno pubblicate sul sito della manifestazione (www.vinitaly.it), dove tutti potranno commentarle e aggiungere le proprie esperienze.
Si inizia con un focus sugli Stati Uniti, con le risposte dei giornalisti Antonio Cevola, Charlie Arturaola e Marisa D’Vari, ma nelle prossime settimane diranno la loro anche giornalisti ed enologi europei, asiatici, dell’America latina.
Quello americano è descritto come un mercato in crescita, ma differenziato a seconda della zona e dell’età di consumo. Un mercato in continua evoluzione, lontano anni luce da quello che era 25 anni fa, ma anche da quello che sarà lo scenario che vedremo tra dieci anni.
Nel sud-ovest, in Texas “il Moscato e il Malbec sono molto alla moda – dice Cevola – come pure Chardonnay, Pinot Grigio e Pinot Nero non invecchiati in legno, seguendo l’influenza della gente che arriva per motivi economici dagli Stati del nord-est e del Pacifico, ma anche dall’America latina”.
“Mai come in questo momento – spiega Charlie Arturaola – i consumatori sono attenti al rapporto qualità-prezzo e questo è un vantaggio per i vini italiani in Florida, ma anche a New York, nel New Jersey e a Vancouver nel Canada occidentale. Gli importatori stanno aumentando l’offerta di piccole doc, come pure di vini siciliani, campani, pugliesi, marchigiani, sardi e calabresi di varietà meno conosciute”.
Importante l’educazione al prodotto, soprattutto nei confronti di quella che è la fascia di consumo maggiormente in crescita, cioè quella dei ‘millennians’ tra i 21 e i 30 anni. Questi giovani “sono aperti a qualsiasi stile di vino – dice Marisa D’Vari – e pur essendo molto sensibili al prezzo si fanno influenzare dalle scelte degli amici e dai ‘racconti’ o dagli articoli di esperti letti su Internet, specialmente quelli postati sui social media”.

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