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VINI ALTO ADIGE DOC

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L’Alto Adige è una delle zone vinicole più piccole d’Italia, ma grazie alla sua ubicazione geografica, a cavallo tra la zona alpina e quella mediterranea, fra la cultura italiana e quella tedesca, è una delle aree di produzione più ricche e affascinanti. 

La viticoltura vanta una lunga tradizione in Alto Adige che, con i suoi 3.000 anni di storia, è la regione viticola più antica nell’area di lingua tedesca. Tuttavia, solo negli anni ‘80 la viticoltura ha vissuto uno slancio duraturo grazie alla modernizzazione e ad un conseguente orientamento verso la qualità, culminato con l’introduzione del disciplinare DOC. Oggi la regione, protetta dallo scenario di montagne innevate, produce vini freschi e fruttati in varie zone climatiche ed è annoverata tra le aree viticole più importanti.

Lo status DOC regolamenta il raccolto massimo per ettaro per ogni varietà e definisce i valori minimi di tenore alcolico, acidità, estratto non zuccherino e molto altro. I vini sono quindi sottoposti ai rigorosissimi controlli qualitativi. Da ogni singola partita vengono prelevati campioni, analizzati per identificarne la composizione. Viene controllata anche la tipicità di profumo e sapore. Solo se supera entrambe le prove, il vino viene certificato e può recare la Denominazione di Origine. Garante dello status DOC è il Consorzio Vini Alto Adige.

I quattro consorzi dell’Alto Adige – afferma Eduard Bernhart, Direttore del Consorzio Vini Alto Adige – il formaggio, la mela, lo speck e il vino stanno collaborando per promuovere in Italia e all’estero le eccellenze del nostro territorio. Una sinergia che ha già dato gli ottimi risultati per l’intera economia dell’Alto Adige, sia in termini di turismo che di esportazioni”.

Grazie alla posizione geografica e al clima mite, alla confluenza tra le zone alpina e continentale, l’Alto Adige rappresenta una regione viticola estremamente variegata, dove ad altitudini da 200 a 1.000 metri sul livello del mare crescono 20 vitigni diversi, di cui 60% uve bianche e 40% uve rosse. Tra i vini bianchi la maggior produzione riguarda Pinot Grigio, Gewürztraminer o Traminer aromatico locale, Chardonnay e Pinot Bianco, seguiti da Sauvignon, Müller-Thurgau, Sylvaner, Kerner, Riesling e Veltliner. Oltre alle due varietà autoctone di vini rossi, Vernatsch o Schiava e Lagrein, tutti gli altri vitigni classici come Pinot Nero, Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc rappresentano varietà locali dell’Alto Adige.

I vigneti dell’Alto Adige si suddividono, su una distanza di circa 90 km e una superficie coltivata a vite di 5.400 ettari, nelle sette zone viticole Bassa Atesina, Oltradige, Bolzano, Valle dell’Adige, Merano, Val Venosta e Valle Isarco. L’area viticola si estende lungo i fiumi Adige e Isarco, dalle Alpi fino alla zona più meridionale della regione, più mediterranea, ed è caratterizzata da una notevole varietà vinicola. Con 330.000 ettolitri l’anno, l’Alto Adige contribuisce con poco meno dell’1% all’intera produzione vinicola italiana. La qualità dei vini è sopra la media. Guide enologiche internazionali assegnano da anni ai vini altoatesini giudizi eccellenti. Un buon quarto dei vini altoatesini viene esportato, il mercato principale oltre a quello interno italiano è la Germania.

La viticoltura in Alto Adige è strutturata in piccole aziende. Circa 5.000 aziende indipendenti con approssimativamente 10.000 dipendenti coltivano la vite a livello professionale. Lavorazione e commercializzazione avvengono fonda- mentalmente in tre forme: cantine sociali, vigneti privati e coltivatori autonomi.

Il successo della viticoltura nasce dagli sforzi messi in campo da queste tre tipologie aziendali per raggiungere la qualità sotto la tutela costante del Consorzio Vini Alto Adige, che conta attualmente circa 170 associati, di cui 12 cantine sociali, 33 vigneti privati e oltre 100 coltivatori autonomi. Il marchio Alto Adige sulla capsula è il segno distintivo dei Vini Alto Adige DOC.

 

Salvatore Spatafora

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