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Degustazioni

Vigne Chigi

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L’avventura di una piccola azienda alla riscoperta del vino amato dai Borbone, Vigne Chigi è il vino del mese di maggio.

A corte venivano serviti insieme ai grandi vini stranieri. Sin dall’inizio del loro regno, infatti, i Borbone seppero riconoscere il valore del Pallagrello e del Casavecchia, due vitigni autoctoni di personalità e carattere inconfondibile. Se ne innamorarono e li ospitarono regolarmente sulle loro tavole imbandite, considerandoli due gioielli di questo territorio, l’alto casertano, da sempre vocato all’agricoltura.
Nasce da questa antica tradizione la sfida intrapresa da Giuseppe Chillemi, originario di queste terre, avvocato di professione a Capua, la sua città di residenza. Un’impresa targata dal desiderio di recuperare ciò che un tempo era stata ricchezza e bontà del territorio e restituirgli lustro e fama.

Così, tre anni fa, Chillemi decise di investire veramente sui terreni di famiglia, smettendo di conferire le uve ad altri per cominciare a vinificare e produrre un vino di qualità. Nel 2008 tocca il traguardo di aver riempito in proprio  le prime 500 bottiglie e nel 2011 quello di aver prodotto ben 12.000 bottiglie di Pallagrello e di Casavecchia. Ma soprattutto, quello che conta, dice l’avvocato Chillemi, è la soddisfazione di aver messo a punto l’intera filiera con tre ettari di terreno vitato nel comune di Pontelatone, in provincia di Caserta, e una cantina completa e funzionante, e di poter oggi pensare alle 15.000 bottiglie del 2012 e all’obiettivo di 25.000 da raggiungere in un paio d’anni. Un’avventura vera e propria se si considera che da avvocato ha deciso di vestire anche i panni del vinattiere, affiancato dalla consulenza tecnica dell’enologo Antonio di Giovannantonio che al Casavecchia ha dedicato, già anni fa, la sua tesi di laurea.

Chillemi racconta di aver studiato tanto anche lui: enologia, storia, agronomia, economia. Oggi dedica a quello che definisce “una passione che difficilmente chiude in pareggio”, il 50% del suo tempo e delle sue energie. Ma è convinto che ne valga la pena perché la storia di questi vitigni la dice lunga sul loro valore potenziale e il sogno è quello di poter contribuire seriamente alla loro riscoperta, visto che nulla hanno da invidiare, a suo dire, ai migliori vitigni campani come il Greco di Tufo e l’Aglianico. Tra l’altro per il Casavecchia si profila un momento positivo e di slancio visto che è in procinto di ottenere la Doc.

In realtà, per Vigne Chigi, un riconoscimento importante è già arrivato con Cretaccio, vino di punta della collezione, prodotto con  Casavecchia al 100%, che è stato premiato come vino da non perdere nella guida Vini buoni d’Italia, dedicata proprio ai vitigni autoctoni. E in effetti il vino si presenta davvero bene: un colore denso e carico nel calice squarciato da una luminosa unghia violacea. L’olfatto è pulito e profondo, lascia percepire i18 mesi di legno senza esserne invaso e regala sensazioni morbide di tostatura, caffè, cacao, liquirizia. In bocca risulta piacevolmente tannico, mantenendo un abbraccio fruttato di amarena e di more. In fondo, il gusto minerale che da’ freschezza.  Davvero un bicchiere amabile e armonico che peraltro esprime un potenziale evolutivo tutto da scoprire. Oggi vende soprattutto nei ristoranti di Napoli e Roma ma il progetto è di affascinare anche l’estero con questa storia secolare e di antico splendore. Lo sforzo è anche quello di riuscire a trasmettere il senso profondo di quest’avventura: un grande attaccamento al territorio e il desiderio di farlo conoscere e amare come merita, creando un fil rouge fra vitigni, vino e terra.

Ecco perché anche il packaging dell’azienda è incentrato su questo: le etichette dei tre vini prodotti sono dei particolari dei quadri conservati nel Palazzo Reale di Caserta e rappresentano cani da caccia, altra grande passione dei sovrani. Tutto deve essere armonioso, autentico ed elegante a Vigne Chigi, dove la sensazione è che ci si conceda il tempo e la dedizione necessaria per superare il prossimo step. Quando si vuole fare qualcosa di qualita, non bisogna avere fretta, “non c’è una seconda occasione per fare una buona impressione”, chiosa l’avvocato.

Bisogna quindi convincerlo a farsi raccontare che in arrivo c’è anche un cioccolatino: un guscio fondente che racchiude una ganasce fondente al 70,4% profumata con Cretaccio. Una creazione ideata con il Giardino di Ginevra, laboratorio artigianale di cioccolateria e dolceria di inizio ‘900, per onorare questo vino.

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