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Sagrantino di Montefalco, il vino della pazienza

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Anteprima Sagrantino 2014: dal vitigno più tannico d’Italia un vino che sa farsi apprezzare da chi non ha troppa fretta

Montefalco, ovvero “il balcone dell’Umbria”. Un piccolo, bellissimo borgo medievale, dal cuore storico protetto da possenti mura interrotte da sole 4 porte d’accesso. Affacciandosi da uno dei suoi punti panoramici, lo sguardo abbraccia tutta la valle che da Perugia si stende fino a Spoleto.: un paesaggio verdissimo e ondulato di colline dolci  dominato da distese di olivi e vigneti. Montefalco è un piccolo gioiello ricco d’arte (doverosa una visita al Complesso Museale di S.Francesco), di chiese monumentali e palazzi signorili, ma anche di enoteche, wine bar, ristoranti caratteristici…

Perchè a Montefalco si respirano bellezza e passione per la terra, che nel bicchiere si traducono in vini di personalità spiccata e antica storia, come quella del Sagrantino.

Il Sagrantino di Montefalco nella storia

Ancora oggi si sa poco delle origini del Sagrantino: c’è chi dice sia stato introdotto in Umbria dalla Grecia durante il Medioevo per opera di monaci bizantini, e chi sostiene che provenga invece dall’Asia Minore, e che siano stati i Francescani a portarlo in Italia. L’unica cosa certa sembra essere questo legame con la Chiesa: il nome di questa varietà, “sagrantino”, sembrerebbe infatti derivare dalla parola “sacro”, o sagrestia, a testimonianza del contesto rituale, come vino da Messa, in cui questo vino era utilizzato in passato. Al di la’ del dibattito sulle sue origini, non c’è dubbio che quello di Montefalco, nel cuore dell’Umbria, sia il territorio d’elezione per questo vitigno e per la viticoltura in genere: i primi a praticarla furono i Romani e lo stesso Plinio il Vecchio cita in un suo scritto un’uva particolarmente pregiata, chiamata Itriola, che veniva prodotta nei territori di Bevagna e nel Piceno. Nonostante la viticoltura abbia continuato ad essere praticata fin da allora, sono pochi e rari i documenti giunti fino ai giorni nostri:  bisogna aspettare il 1549 prima di veder citata l’uva “Sagrantina” in un documento ufficiale, una ordinazione di mosto da parte di un certo Guglielmo, mercante ebreo di Trevi. In seguito, quando nel 1925 si tenne la Mostra enologica dell’Umbria, alla cittadina di Montefalco venne riconosciuto un ruolo di primo piano nella coltura del vigneto specializzato, grazie ad una produzione media annua di  65 quintali d’uva per ettaro. Fino a quel momento però, il Sagrantino era stato prodotto sempre e solo nella sua versione dolce, ma negli anni successivi, e col cambio dei gusti della gente in fatto di vino, tale tipologia incontrò sempre maggiori difficoltà ad essere commercializzata. Così com’era sempre stato, il dolce Sagrantino non interessava più a nessuno, e la produzione ormai si limitava a poche damigiane per il consumo familiare, da consumarsi in particolare a Pasqua, in tradizionale abbiamento con l’agnello arrosto. Fu solo agli inizi degli anni ’70, quando gli ettari coltivati con questa varietà si erano ridotti a 60,  che si volle provare a realizzare un vino secco, che nel 1979 ottenne la denominazione d’origine controllata e nel 1992 anche la garantita. E oggi, forte dei suoi 760 ha di vigneto specializzato, il Sagrantino può dire di essere tornato a giocare il ruolo che gli compete: quello di vino rosso simbolo dell’Umbria.

Le cifre della produzione

In 25 anni di DOCG Sagrantino di Montefalco è cresciuto molto, a partire dall’area di produzione aumentata dai 66 ettari del 1992 ai 760 del 2017: ogni anno dalle cantine escono circa 1 milione e mezzo di bottiglie. Anche il numero di produttori e imbottigliatori è passato da 16 agli attuali 60 e solo nell’ultimo decennio sono sorte più di 30 nuove cantine. Montefalco però non è solo Sagrantino: la denominazione d’origine controllata, che si estende per circa 430 ettari, comprende anche altre due tipologie di vino, il Montefalco rosso DOC e il Montefalco bianco DOC. Si tratta di  due vini realizzati con un blend rispettivamente di uve rosse (Sangiovese in maggioranza, con un po’ di Sagrantino e qualche altra uva rossa autorizzata) e bianche (Trebbiano Spoletino al 50%, poi Grechetto e altre uve bianche autorizzate) e che complessivamente rappresentano il 10,4% della produzione di vino in Umbria (il Sagrantino di Montefalco DOCG rappresenta solo il 6,3%). Complessivamente, nel 2017 sono state prodotte quasi 2 milioni di bottiglie di Montefalco DOC, e meno di 1 milione di Sagrantino di Montefalco DOCG. Il 60% di tutti questi vini prende la via dell’estero, per finire sulle tavole dei consumatori di oltre trenta paesi diversi, in particolare USA, Germania, China, Svizzera, per arrivare fino a Singapore, Puerto Rico e Corea.

Anteprima Sagrantino 2014

Ogni anno il Consorzio di Tutela vini Montefalco (che riunisce 231 soci, 59 dei quali sono cantine) organizza una degustazione di vini del territorio presentando l’annata prossima ad entrare in commercio e facendo un consuntivo dell’ultima vendemmia: quest’anno perciò si è parlato di 2014 e 2017. “Due annate l’una l’opposto dell’altra, ma entrambe difficili e complesse, e che sono la dimostrazione del pesante cambiamento climatico che sta avvenendo nell’emisfero nord” ha detto l’agronomo ed enologo Stefano Chioccioli, interventuo nel convegno d’apertura della manifestazione. Se il 2014 è stata un’annata problematica a causa della sua estate fredda e piovosa, con  giornate avare di luce e frequenti attacchi di malattie come peronospora e muffa grigia, il 2017 è stata viceversa siccitosa e con temperature al di sopra della media in tutta Italia. In entrambi i casi, l’Umbria non ha fatto eccezione, ma il Sagrantino è un vitigno che da sempre ha la pazienza di aspettare il momento giusto, perchè matura più tardi di altri. E come nel 2017 la qualità delle uve si è rivelata comunque ottima,  perchè alla fine qualche pioggia è arrivata permettendo alle uve di maturare, lo stesso è successo nel  2014, quando  (viceversa), dopo una stagione di piogge i mesi di settembre e ottobre sono stati più clementi e i produttori sono riusciti a portare in cantina uve con un buon grado di maturazione e una discreta acidità. Un recupero, quest’ultimo, in extremis, che ci siamo ritrovati nei bicchieri dei vini presentati in Anteprima e che ha riservato perfino qualche piacevole sorpresa: “Per quanto possa essere classificata come un’annata a 3 stelle, la 2014 presenta delle caratteristiche interessanti e i vini che ne sono usciti sono godibili” è stato il commento di Chioccioli. In generale infatti, i campioni da noi assaggiati (molti dei quali ancora in botte o in fase di affinamento, quindi non ancora del tutto pronti) si sono rivelati con una bella freschezza, profumi balsamici e buona bevibilità. Più interessanti, ovviamente, i Sagrantino dell’annata 2008, anch’essi in degustazione: vini eleganti, di buona struttura e grande piacevolezza. La dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che il Sagrantino di Montefalco DOCG è un vino che può dare grande soddisfazioni. A patto di saperlo aspettare.

Elisabetta Tosi

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