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Roma, Trattoria Pennestri compie un anno

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Mangiare e stare bene: il progetto di Tommaso Pennestri e Valeria Payero conferma le premesse, tra piatti della tradizione romana e contaminazioni suggestive

A distanza di un anno, quella della Trattoria Pennestri può definirsi un’esperienza di successo. Nato da un progetto condiviso tra lo chef italo-danese Tommaso Pennestri e la sommelier argentina Valeria Payero, il ristorante in zona Ostiense ha saputo esprimere l’autentico e antico concetto di trattoria come luogo in cui non solo bere e mangiare bene, ma soprattutto dove stare bene. Un ambiente rilassato e rilassante, un luogo per condividere parole e sapori come a casa propria. A far innamorare la clientela variegata e ormai fedele è stato proprio questo senso di sincerità e semplicità, trasmesso tanto dalla cucina quanto dalla gestione accogliente della sala. Il tutto, passando attraverso un menù che tocca nel profondo le corde della cucina romana, giocando lievemente sulla contaminazione e le esperienze accumulate negli anni dallo chef.

A partire dagli gnocchetti acqua e farina alla crema di scampi e stracciatella, revival dei pannosi anni ’80, oppure dal coniglio con verdure, mix di erbe aromatiche e suggestioni siciliane, poi tornare in centro Italia con la versione red della coratella d’agnello, che ha conquistato gli amanti della scarpetta. A chi vuole provare un primo della tradizione, ma diverso da tutti gli altri, suggeriamo spaghettoni all’uovo con salsiccia e fave, menta e pecorino, mentre tra i secondi la trippa al sugo, con mentuccia e pecorino o la coscia di agnello in porchetta e cicoria ripassata, oppure ancora le animelle impanate ai grissini, asparagi e maionese all’aglio.

Sul finire, è un’esplosione di confettura profumata alla salvia che farcisce la crostata di visciole, quella di casa che, per una volta, puoi ordinare anche al ristorante, senza dimenticare il pane carasau con mousse di cioccolato, extravergine d’oliva e sale: tutti dolci realizzati dallo chef e dal suo staff, semplici e sempre freschi.

Per i vini, invece, la parola d’ordine è territorialità. La carta è in continuo aggiornamento, con un occhio di riguardo al Lazio: diverse le etichette a base di Cesanese, come quelle firmate dalle cantine Ciolli, Riccardi Reale e Costa Graia. Uscendo dai confini laziali, l’attenzione è puntata sui vitigni autoctoni, con particolarità come l’orange wine Ageno di cantina La Stoppa o alcuni vini non filtrati, come il Prosecco ColFondo di Bele Casel.

Antonio Forestieri

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