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Parma, alla scoperta della Food Valley

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Dai segreti gourmet del Labirinto della Masone ai vini rivoluzionari di Monte delle Vigne: mappa delle prelibatezze della Capitale della Cultura Italiana 2020

La Food Valley che si estende intorno a Parma, non a caso eletta Capitale della Cultura Italiana 2020 e città creativa della gastronomia UNESCO nel 2015, è talmente vasta che, a volte, si ha la sensazione di poter perdere l’orientamento. Ma è proprio questa idea di disorientante ricchezza che può offrire lo spunto per individuare un luogo da cui partire nel Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci, nei pressi di Fontanellato (PR). Il più grande labirinto esistente, infatti, apre le porte di un universo incantato eppure concreto, fatto di mostre, eventi ma anche grandi sapori, grazie alla ristorazione dello Chef Massimo Spigaroli.

L’ideale filo di Arianna in versione emiliana fuoriesce dall’intrico dei viali verdi e delle finte vie di fuga per guidare gli esploratori della Food Valley verso la cantina Monte delle Vigne di Ozzano Taro. Nota a livello internazionale per aver rivoluzionato la tradizione del frizzantino, Monte delle Vigne non è una cantina come tutte le altre. Il contesto impareggiabile in cui si trova, tra il Parco Regionale Boschi di Carrega e il Parco Fluviale del Taro, è un tesoro tutto da scoprire grazie alle visite e degustazioni guidate dal martedì al sabato, che permettono di entrare nel mondo di Andrea Ferrari e Paolo Pizzarotti e dei loro vini pluripremiati come “Nabucco”, “Callas”, “Sogni”, “Argille”, “Poem”, “I Calanchi” e “I Salici”. Assaporare e acquistare il vino nel suo luogo d’origine diventa così un modo per immergersi totalmente in una filosofia fondata su valori come l’autenticità, originalità nell’ambito del vino e del lambrusco, l’eccellenza e la sostenibilità.

A pochi chilometri da Ozzano Taro, il Museo della Pasta e il Museo del Pomodoro, all’interno della Corte di Giarola a Collecchio (PR), ripercorrono la storia di due dei grandi protagonisti della tavola italiana, nell’ambito del più ampio circuito dei Musei del Cibo della provincia di Parma.

Dalle caratteristiche del grano alla macinazione, fino alla preparazione casalinga della pasta fresca e alla nascita dei pastifici industriali ottocenteschi, l’itinerario si snoda idealmente attraverso un percorso tricolore, in cui il rosso non può che essere quello del pomodoro, sbarcato in Europa e in Italia nel ‘500 e diventato col tempo uno dei cardini della cucina del Belpaese, ritratto in cartelloni pubblicitari d’epoca e inscindibilmente intrecciato al concetto e alla tradizione della conserva.

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