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Nel cuore della cultura umana: l'origine dell'agricoltura

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L’agricoltura è stata senza dubbio una delle invenzioni più decisive della storia dell’uomo perché ne ha condizionato la vita, il modo di alimentarsi, di relazionarsi con gli altri e, non da meno, di concepire la natura.
Per le prime società di uomini raccoglitori e cacciatori lo sfruttamento delle risorse naturali era una condizione fondamentale per poter sopravvivere in un ambiente ostile alla vita. Il rapporto uomo natura era indubbiamente impari, il primo era fortemente vincolato dalle leggi e mutamenti della seconda che determinava quindi la possibilità o meno di potersi procacciare cibo.

La crescita progressiva della popolazione determinò la necessità di procurarsi maggiori quantità di risorse alimentari e conseguentemente la nascita di società diverse dedite all’agricoltura e alla pastorizia. Queste nuove tipologie di comunità intervennero in modo più attivo sugli equilibri ambientali; in sostanza, il passaggio da un’ economia di predazione ad una di produzione rappresentò un cambiamento decisivo nel rapporto tra uomini e territorio: dopo molto tempo i primi non erano più assoggettati alle leggi naturali.

Nonostante questa rivoluzione ci appaia oggi di poco conto, essa fu di fondamentale importanza non solo per il motivo appena citato, ma anche perché permise la nascita dell’uomo “civile” opposto a quello “selvatico”; questo perché fare  agricoltura voleva dire ingegnarsi, progettare, costruire un sapere insomma. Tutto ciò fu graduale, per molto tempo i primi tentativi di agricoltura convissero con le pratiche di caccia e di raccolta/procacciamento del cibo.

Il passaggio definitivo all’agricoltura determinò due fenomeni sociali importanti: da un lato fu un propulsore decisivo della crescita demografica e dall’altro, la possibilità di avere cibo in eccesso (che quindi veniva conservato) determinò un aumento del tempo disponibile, veicolo per la formazione e l’evoluzione delle prime civiltà. L’invenzione molto più tarda della città quale simbolo dell’evoluzione civile, non sarebbe potuta accadere senza lo sviluppo dell’agricoltura e gli enormi cambiamenti verificatisi come logica conseguenza. E’ fortemente legata al mondo agricolo l’idea di un uomo che costruisce in modo “artificiale” il proprio cibo.

Questa unione tra cultura e natura è incarnata in primis nel pane, simbolo dei doni della terra e della capacità dell’uomo di trasformarli. Ma essa determinò un altro cambiamento importantissimo dal punto di vista sociale, culturale e antropologico: il passaggio dal nomadismo alla sedentarietà e la nascita dei miti legati alla fertilità. Sono proprio questi che influenzarono generazioni di uomini e donne, e si scontrarono poi successivamente con i miti germanici totalmente diversi, centrati su una società non di tipo agricolo ma dipendente dalla caccia e dal bosco.

Le premesse sopra esposte e quelle appena descritte pur apparendo assai distanti da noi sono di fondamentale importanza per la nascita di un modello “europeo” medievale che fu alla base delle evoluzioni successive. Capire l’importanza del rapporto tra uomo e natura equivale a comprendere un pezzo di storia dell’uomo e, attraverso la consapevolezza, operare oggi scelte giuste e ponderate che non ledano (più di quanto è stato già fatto!) questo rapporto millenario.

di Aldo Lissignoli autore de L’Albero della Gastronomia

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