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Mela Val Venosta, una mela per passione

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In Val Venosta si coltivano mele da diverse generazioni e ogni giorno un contadino si sveglia contento nel suo maso perché sa bene come crescerle con amore. Alle prime luci dell’alba si alza dal letto, si stiracchia i muscoli e accenna già a un primo sorriso. Come facevano suo padre e suo nonno prima di lui, carichi di passione per il lavoro e di cui adesso ne segue i passi. Lui come gli altri 1.700 contadini di questa Valle che si alzano più o meno alla stessa ora e indossano tutti i giorni camicia e l’immancabile grembiule blu, guanti e berretto per andare nel più bell’ufficio all’aperto che ci sia: un piccolo meleto di 3 ettari dove prendersi cura delle piante e delle mele una per una, esattamente come fa un papà con i propri figli.
E ogni contadino si anima con passione e dedizione totale perché le vede nascere da un piccolissimo fiore, crescere con lentezza e determinazione fino alla definitiva maturazione, per poi goderne i frutti. Con pazienza e organizzazione segue i ritmi della natura, sminuzza le erbacce, zappa e rassoda il terreno, pota, innaffia, nutre e fa fiorire le piante e tiene sempre alta la guardia. Perché tra le grandi soddisfazioni nello scorgere una nuova piccola foglia o una mela un po’ più bella di quanto immaginato, ci sono momenti frenetici da affrontare, come le pronte risposte per una gelata improvvisa. Ma che non lo abbattono mai: per il contadino questo lavoro è un privilegio per persone fortunate. Quelle che lavorano nella natura e producono cibo sano. E per cui coltivare è un’emozione.
C’è fatica certo, in parte condivisa con i nuovi macchinari, ma che prevede ogni anno una grande ricompensa: la gioia della raccolta. Solo lui sa quali varietà sono già pronte e per quali bisogna frenare l’impazienza. Gli basta un colpo d’occhio e solo al momento giusto stacca simbolicamente con un movimento preciso e sicuro la prima mela dall’albero e dà ufficialmente il via al periodo di raccolta.
E ogni sera torna nel suo maso, laddove iniziano le sue giornate. Avrebbe ancora voglia di raccontare un sacco di curiosità sulle mele. Come si coltivano sui pendii scoscesi, come raccogliere a mano una ad una, come si rendono fertili le zolle di terreno e come riconoscere la mela perfetta della Val Venosta, quella bella da vedere e gustosa da mangiare. Ma bisogna rinviare confidenze e segreti al giorno successivo e addormentarsi con serenità, nella convinzione di aver fatto il proprio dovere, per sé, per il territorio e per i consumatori. E per il figlio, che ora si diverte sul piccolo trattore giocattolo, seguito da una lunga fila di carrelli carichi di mele, a cui tramanda le conoscenze, le competenze e le abilità. Perché sarà lui un giorno a raccogliere l’eredità di quel piccolo meleto, curato con la solita passione di generazione in generazione.

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