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Mela annurca: storia e virtù della regina delle mele

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Fino a non molti anni fa quando si parlava di mela per me, giovane napoletana doc, l’unica associazione possibile era alla “regina annurca”.
Dalle origini millenarie già Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia la cita come frutto tipico della zona flegrea, il luogo che la mitologia descrive come porta dell’inferno e da cui il prelibato frutto avrebbe preso il nome. Plinio infatti la denomina la “Mala Orcula” in quanto prodotta intorno all’Orco (cioè gli inferi). E così nel corso dei secoli si è continuato a riferirne come mela Orcola e poi “Anorcola”, fino alla mutazione moderna in “Annurca”.

mela annurca

Piccola, dalla forma irregolare e dalla buccia non uniforme nel colore, questa varietà di mela (l’unica che vanta origini autoctone meridionali) non è particolarmente invitante alla vista, ma il suo aspetto apparentemente di poco pregio nasconde un sapore armonico e rassicurante che evoca già le sue inimitabili proprietà benefiche.

Dalla polpa croccante, compatta, gradevolmente acidula e succosa, questo frutto è considerato la “regina delle mele” proprio perché unisce in sé un delicato profumo, tanto gusto e ottime proprietà salutari: ideale per i diabetici, ricca di vitamine e minerali (B1, B2, C, potassio, ferro), particolarmente adatta ai bambini, regolatrice delle funzioni intestinali e diuretiche, ha tra i suoi effetti più apprezzati un’azione protettiva naturale dalle malattie di natura gastrica.

Tipica di gran parte della Campania e dal 2006 tra i prodotti IGP, la sua area di produzione coinvolge le fertili campagne che dalla Terra di Lavoro (provincia di Caserta) arrivano alle terre Sannite (provincia di Benevento), trovando la sua massima espressione nei terreni dell’Alto Casertano. A renderla un prodotto speciale vi è poi la sua particolare lavorazione: raccolta ancora acerba nel mese di ottobre a causa del caratteristico peduncolo troppo corto che non riesce a reggerne il peso sul ramo, l’annurca viene lasciata per circa due mesi a maturare nei caratteristici melai.

Estratto dal numero di Dicembre- Gennaio 2015 di Vie del Gusto – Testo di Marianna Mastropietro 

 

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