|  |  | 

In primo Piano itinerari enogastronomici

L’associazione Volcanic Wines unisce i territori italiani

Stampa Articolo
Grande successo per la degustazione dei 10 anni dal primo evento a Soave. Intanto, si preparano i prossimi passi per il futuro dell’associazione

Quello dei vini vulcanici è un concetto che si fonda su basi estremamente concrete, con una forza che deriva dal come, trasversalmente, abbracci e unisca territori distanti tra loro e caratterizzati tradizioni e vitigni differenti. Non è un caso, quindi, che l’associazione Volcanic Wines abbia consolidato le proprie iniziative nel corso del nuovo millennio, in particolare grazie all’ultimo evento che si è svolto a Milo, ai piedi dell’Etna, e che ha celebrato i dieci anni dall’incontro inaugurale che si era svolto dall’altro lato dello stivale, a Soave. Dal Veneto alla Sicilia, passando per il Vesuvio, i vini nati nei territori vulcanici acquisiscono un’acidità e una sapidità uniche, dimostrandosi inoltre di una longevità, spesso, fuori dal comune.

“Tuttavia – ha commentato nel corso dell’incontro che si è svolto nello scorso fine settimana Sandro Gini, Presidente del Consorzio del Soave (che detiene il marchio Volcanic Wines) – il successo dei vini vulcanici non può che essere essere ascritto anche al fascino che, nell’immaginario comune, provoca una forza della natura come il vulcano. A Milo, abbiamo assaggiato ben 12 espressioni diverse da Nord a Sud di vini con almeno 5 anni di affinamento in bottiglia: un viaggio unico con un filo conduttore comune che difficilmente si trova tra aree tanto diverse in termini di latitudini, altitudini e basi ampelografiche, segno che questa unione di suoli ha una valenza ben precisa”.

Alle sue parole, hanno fatto eco quelle di di Antonio Benanti, Presidente della DOC Etna, che ha dichiarato. “Durante i giorni di manifestazione abbiamo rinsaldato il legame tra i nostri territori per renderli più forti. In questo senso, è importante oggi un approfondimento a livello tecnico sulla materia dei vini vulcanici. Il confronto, da verbale, deve elevarsi a scientifico, capendo così quale precisa direzione intraprendere”.

Nel frattempo, si continua a rafforzare la promozione congiunta attraverso degustazioni e altri eventi, come quello che si terrà a Malazè questo fine settimana nel territorio dei Campi Flegrei, oppure in occasione del prossimo Merano Wine Festival. Ma la definizione su quali siano le zone vulcaniche italiane resta al centro del dibattito: per questo, si osserva con attenzione il prossimo congresso della Società Geologica Italiana, nel quale il presidente, Sandro Conticelli, proporrà un documento dettagliato sul rapporto tra geologia e vino, con particolare attenzione a quello proveniente da territorio vulcanico e relative mappe. Verrà quindi demandata a un ente indipendente la definizione dei confini vulcanici di ogni singolo territorio, ed è da questa base che verrà rilasciato il logo Volcanic Wines, che sarà possibile apporre su quelle bottiglie ove il suolo da cui deriva il vino sia prettamente di origine vulcanica.

Al fronte scientifico, si accompagna quello dell’enoturismo. Nel Soave, per esempio, è attivo un progetto denominato Volcanic Wine Park che ha unito ristoratori, albergatori e consorzi di tutela in una rete d’impresa per l’innovazione e l’incremento del turismo di un’area dal cuore vulcanico ancora tutto da scoprire. Un territorio del vino in continuo fermento, come dimostra l’ultima iniziativa di Cantina di Soave, storica azienda che ha deciso di rinnovare il Soave Classico Superiore DOCG 2016 a marchio Rocca Sveva. L’etichetta più prestigiosa della maison, così,  non solo assume una nuova veste grafica, ma cambia addirittura il proprio nome: da Castelcerino, adesso si chiamerà Ciondola, per via della particolare conformazione dei vigneti di collina a giropoggi che caratterizzano la sua zona di produzione.

Antonio Forestieri

Potrebbe interessarti anche Articoli

POST YOUR COMMENTS

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Name *

Email *

Website