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LARGO AL VINO ROSA: SUCCESSO PER ANTEPRIMA CHIARETTO 2019

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Piccoli frutti di rovo con sfumature di agrumi rossi maturi, a volte con sentori di erbe dell’orto e  spezie esotiche: i vini rosa del Lago di Garda sono una delle categorie più attuali e interessanti degli ultimi tempi. E anche quest’anno la manifestazione “Anteprima Chiaretto” organizzata nei giorni scorsi dal Consorzio del Chiaretto e del Bardolino con quello della Valtènesi, in collaborazione con il comune di Lazise, ha fatto il pieno di pubblico nella giornata dedicata ai consumatori.  Più di 60 le cantine presenti negli spazi della Dogana Veneta di Lazise, per presentare in 120 vini l’annata 2018 del Chiaretto prodotto sulle due riviere del lago, quella veneta e quella lombarda. E, complice anche la temperatura primaverile, la giornata dedicata ai consumatori ha visto il tutto esaurito. Eppure, a differenza dell’estero, dove il “bere rosa” è una tendenza rilevante, in Italia il rosato sconta ancora vecchi pregiudizi, come spiega il direttore della comunicazione del Consorzio del Bardolino, il giornalista Angelo Peretti: “L’Italia é un paese storicamente refrattario al vino rosa: siamo sotto al 6% come consumo, mentre in Francia si viaggia sul 34%.  In passato gli osti italiani usavano mischiare vini rossi con vini bianchi, così il pregiudizio che si tratti di un sottoprodotto é rimasto”. Sui 2700 ettari della denominazione d’origine Bardolino, circa un terzo sono dedicati alla produzione del solo Chiaretto, che ogni anno mette sul mercato 9 milioni di bottiglie, “il cui consumo, in Italia, è finalmente destagionalizzato – chiarisce Peretti – Mentre per il resto dei rosati italiani si ha ancora un consumo molto stagionale, concentrato in particolare nei mesi primavera-estate, il Chiaretto di Bardolino si vende bene anche a novembre”. Merito, forse, anche del colore: da quando il Consorzio ha lanciato nel 2014 la “Rosè Revolution”, con l’intento di valorizzare questa tipologia di vino mettendo un po’ d’ordine, tra le altre cose, anche nel guazzabuglio di tonalità di rosa dei suoi Chiaretti, ora il colore prevalente è un litchi più o meno intenso. La strada per creare un’autentica cultura del vino rosa in Italia  è ancora lunga,  tuttavia qualche risultato comincia già ad arrivare: “Il Chiaretto si è conquistato una solida leadership nel mondo dei vini rosa italiani e vede incrementare continuamente l’interesse da parte dei consumatori anche esteri, aprendo prospettive interessanti negli Stati Uniti, in Canada, in Scandinavia.- spiega Franco Cristoforetti, Presidente del Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino – Mi preme sottolineare proprio questa definizione, “vini rosa”, perché come esistono i vini rossi e i vini bianchi; non vedo perché non dobbiamo parlare di vino rosa, anziché di rosato, un termine che ha invece un proprio senso compiuto solo in alcune denominazioni, come quelle della Puglia o della Calabria, o di rosé, che invece riguarda la Francia e lo spumante”.

“Oggi il vino rosa inizia finalmente ad essere considerato un vino a tutti gli effetti,  con la propria dignità. E’ anche per questo che andiamo verso la scissione delle due denominazioni – anticipa Peretti – La DOC Bardolino sarà riservata solo ai vini rossi, la DOC Chiaretto solo a quelli rosa, pur insistendo sullo stesso areale. É giusto questi vini che abbiano dignità diverse, gestioni diverse, forme di allevamento diverse. Devono essere considerati due prodotti  a se stanti: se vuoi fare un grande Bardolino, devi avere vigneti da Bardolino, e la stessa cosa vale per il Chiaretto. Non puoi fare tutto dallo stesso vigneto”. La pratica è già arrivata nelle sedi competenti: la scissione “rosa” avverrà non appena il ministero darà l’ok.   

E.Tosi

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