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“La Sicilia che sarà”: stampa estera alla riscoperta dell’Isola

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Il Governatore dell’Isola Nello Musumeci e il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, accompagnati da alcuni tra i più importanti imprenditori della regione, hanno incontrato  a Roma i giornalisti stranieri nella sede dell’Associazione Italiana della Stampa Estera. Un’occasione per fare il punto anche sul futuro del settore agroalimentare, guidato dal comparto vinicolo. Renato  De Bartoli, AD Baglio di Pianetto: “Sicilia recepisca normativa su enoturismo”.

Uscire dai soliti stereotipi che per anni hanno accompagnato questa terra, per promuovere il cambiamento economico, sociale e culturale di una regione come la Sicilia, crocevia per lo sviluppo dell’intero comparto agroalimentare nell’area del Mediterraneo. Le più alte cariche istituzionali dell’Isola – dal presidente della Regione, Nello Musumeci, al sindaco di Palermo Leoluca Orlando – insieme ad alcuni tra i più importanti imprenditori siciliani, si sono dati appuntamento a Roma, per fare il punto sui progetti futuri che nei prossimi anni delineeranno “La Sicilia che verrà”. E’ questo il titolo dell’incontro promosso nella Capitale dall’Associazione della Stampa Estera in Italia: un evento che ha visto il neo-Governatore della Sicilia Nello Musumeci, incontrare per la prima volta la stampa internazionale, dopo le recenti elezioni regionali.

“Alla fine di questo quinquennio – ha spiegato Musumeci – la Sicilia sarà diversa da quella che ho trovato: non voglio fare rivoluzioni ma consegnare una Sicilia normale, persino il diritto alla normalità è stato espropriato in questi decenni. Io sarò il presidente della semina, non del raccolto; voglio recuperare una regione in cui si è persa la speranza, ma dove è tanta la voglia di riscossa, voglio recuperare chi si è allontanato ed evitare che chi c’è voglia andarsene. La Sicilia – ha aggiunto il Governatore della Sicilia – deve tornare a essere la porta dell’Europa dal Medio Oriente all’Africa e verso il nord; lavoro affinchè chi arriva da fuori e cerca l’Europa non la debba trovare a Parigi o a Bruxelles ma bensì a Palermo, Catania, Messina, Agrigento”.

Sulla stessa lunghezza d’onda, il Sindaco di Palermo, nonché presidente dell’Anci Sicilia, Leoluca Orlando, che punta sulla promozione di una immagine dinamica della Sicilia, sottolineando come “Palermo sia passata in poco tempo da capitale della mafia a capitale della cultura”. Prospettive diverse, ma sintonia piena sugli obiettivi tra il Governatore e il Sindaco del capoluogo siciliano, pronti a collaborare all’insegna di un rapporto basato sulla piena fiducia reciproca.

Dopo gli interventi istituzionali, completati da Gaetano Armao, Assessore all’Economia, Regione Sicilia e Andrea Cusumano, Assessore alla Cultura al Comune di Palermo, è toccato agli imprenditori presenti – da Renato De Bartoli, AD Azienda vinicola “Baglio di Pianetto”, a Filippo Amodeo, amministratore delegato della “Nino Castiglione Srl” – raccontare i casi di successo delle loro aziende, a testimonianza che  fare impresa in Sicilia non è affatto utopia. Occhi puntati, dunque, sul settore vitivinicolo, uno dei comparti dell’economia siciliana che riscuote maggior successo a livello internazionale. La necessità di mettere in campo nuovi strumenti e nuove opportunità, anche recependo la recente normativa nazionale sull’enoturismo è stata sottolineata da Renato De Bartoli, Ad di Baglio di Pianetto, una delle aziende vitivinicole più prestigiose della Sicilia, fondata dal Conte Paolo Marzotto. “Oggi il sistema vino in Sicilia – ha osservato De Bartoli – vive una nuova sfida evolutiva che non è più centrata sul fronte della qualità dei vini, oramai scontata, bensì sulla capacità di evocare gli elementi distintivi e originali che rappresentano il nostro valore aggiunto: ovvero la terra e tutto ciò che essa riesce ad imprimere, in termini di biodiversità, di comunità e pratiche agricole ma soprattutto in cultura e paesaggio”. L’imprenditore vinicolo ha ricordato che “grandi flussi di appassionati turisti del vino tutto l’anno raggiungono questi territori per vivere un’esperienza diretta, un’immersione nella cultura del vino e in tutto ciò lo rende unico e irripetibile. Bisogna crederci – ha concluso De Bartoli – e sviluppare una coesistenza tra più filiere e più soggetti economici, condensando più modelli e culture imprenditoriali. La Sicilia che sarà, non può fare a meno delle sue radici – la terra e il lavoro del contadino – e nemmeno dei suoi sogni, quelli che la immaginano tra le terre degne di un paradiso terrestre”.

A fare il punto  sull’andamento del settore vitivinicolo siciliano, è stato anche il presidente della Doc Sicilia, Maurizio Lunetta: “Siamo partiti da zero nel 2011 – ha raccontato Lunetta tracciando un bilancio della Doc – e abbiamo chiuso il 2017 con 30 milioni di bottiglie vendute, il 70% all’estero, con un valore aggiunto che rimane in Sicilia e si distribuisce lungo tutto la filiera. Come le imprese sappiamo che per crescere dobbiamo correre più degli altri per essere alla pari delle altre cantine che competono sui mercati internazionali. Ci penalizzano infatti il gap infrastrutturale e la marginalità geografica. Ecco perchè chiediamo alla politica di collaborare e dialogare; i problemi li conosciamo benissimo. Il nuovo governatore ha tantissimo lavoro da fare a cominciare dall’utilizzo dei fondi europei, dove sappiamo che la Sicilia non spicca affatto, in termini quantitativi ma anche qualitativi. Pensiamo e siamo convinti che questa Sicilia del vino possa essere da esempio anche per gli altri settori. Finora nella nostra Regione è mancata l’idea di fare sistema, siamo individualisti, ma il nostro Consorzio può ben dire che mettere insieme cantine e cooperative, parlare la stessa lingua e condividere progetti comuni ci ha permesso una crescita elevata”.

Altro comparto determinante per lo sviluppo economico della regione, è senza dubbio quello della pesca. Tra le aziende locali, leader nel settore, c’è senza dubbio la Nino Castiglione di Favignana, che potrebbe ritornare presto a calare le reti, dopo che l’isola delle Egadi è stata inclusa tra i sei soggetti autorizzati a ricevere le indicazioni delle quote affidate. A rivendicare questa esigenza, nel corso dell’incontro di Roma nella sede della Stampa estera, è stato Filippo Amodeo, amministratore delegato dell’azienda.  Con una produzione annua di oltre 100 milioni di scatolette, l’azienda Nino Castiglione è il primo produttore italiano di tonno in scatola a marchio privato per la grande distribuzione nazionale, grazie anche  a moderni stabilimenti, impianti produttivi all’avanguardia, laboratori per il controllo qualità, linee di confezionamento e organizzazione logistica. Al suo interno la lavorazione del tonno è realizzata esclusivamente da maestranze locali (235 dipendenti). “La tracciabilità – ha sottolineato Amodeo – è principio fondante di un altro valore aziendale: la sostenibilità. Sensibile alla salvaguardia dell’ecosistema, la Nino Castiglione aderisce infatti al progetto dolphin safe, che garantisce una pesca selettiva, e ha ottenuto anche le certificazioni Friend of the Sea ed MSC, due significativi traguardi nell’ottica del rispetto per le specie marine e per gli oceani. L’azienda condivide inoltre il protocollo dell’Unione Europea che bandisce la pesca illegale e non regolamentata”.

Lorenzo Martorana

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