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Ristorante Januarius

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CULTURA E TRADIZIONE NEL RISTORANTE DI FRANCESCO ANDOLI

 

Januarius si trova a Napoli di fronte il Duomo. Non è solo un ristorante, ma un luogo di storia e cultura. Francesco Andoli, attraverso un accurato studio e una ricerca dei prodotti, è riuscito a creare un locale con bottega e street food davvero eccezionale. Ogni minimo dettaglio è pensato per ricreare quelle che sono le peculiarità della cappella di San Gennaro. Tantissime le opere d’arte presenti nel ristorante, che propone una cucina tipica napoletana e prodotti made in sud. Entrando si viene catapultati in un luogo unico a Napoli, impregnato di storia, ma anche di tradizione e modernità al tempo stesso. I colori, i sapori ed i profumi non possono che parlare di Napoli e di una serie di caratteristiche che contraddistinguono la città di San Gennaro.

Il mese scorso Francesco Andoli è stato preso di mira, in seguito all’affissione di un cartello contro Matteo Salvini e la Nega Nord. Fortunatamente non si è fatto scoraggiare da insulti e minacce e qualche giorno fa l’ho incontrato nel suo locale, per qualche domanda relativa al suo progetto e al suo amore verso la città partenopea.

Ciao Francesco, com’è nata l’idea di creare un posto simile?

Quando ho rilevato questo luogo, di fronte al Duomo, avevo in mente di farci un locale, ma non avevo precisamente idea di come farlo. Volevo che fosse un posto ideale per l’accoglienza dei turisti, ma non sapevo come sviluppare precisamente il locale. Poi mi sono chiesto cosa avessi di fronte e cosa ci fosse dentro il Duomo. Ed è successo che ho approcciato al discorso di San Gennaro, di cui ero del tutto a digiuno e quando ho iniziato a studiare questo argomento, mi si è aperto un mondo. È venuta fuori una storia che in realtà in città era poco conosciuta. Il fatto che sia l’unico santo cattolico al mondo gestito dal suo popolo laico è un unicum mondiale, legittimato dalla chiesa con 5 bolle papali. Questa cosa mi è sembrata talmente straordinaria, in quanto il potere della chiesa è il potere più rigido e dogmatico al mondo, e il fatto che ci sia stato un popolo che sia riuscito a creare uno spazio di autonomia e libertà mi ha colpito tantissimo. Ho trovato una storia affascinante: il fatto che la cappella fosse di esclusiva proprietà del popolo, che i gioielli del santo fossero del popolo, che le reliquie, quindi il sangue e le ossa della testa fossero in custodia direttamente del popolo laico, che il cardinale non potesse entrare in cappella senza il permesso del popolo… insomma ci sono tante di quelle sfaccettature, così atipiche che mi hanno affascinato, tanto che ho iniziato a fare un po’ il profeta in patria. Ho cominciato a raccontare questa storia a tutti e mi rendevo conto che non la conosceva nessuno. Poi c’è stato un episodio di cronaca nel 2016 molto famoso, quando il cardinale Sepe e il ministro Alfano tentarono di fare il colpaccio sottraendo alla deputazione di San Gennaro il controllo della cappella e del tesoro di San Gennaro. Il colpo fallì, perché io e altre persone organizzammo una protesta popolare. Già prima di questo episodio, però, io avevo deciso, per contestualizzare bene il locale, di dedicarlo a San Gennaro.

Dietro l’ideazione di questo locale, c’è tantissimo studio, giusto?

Certo, il locale è stato concepito come se fosse un appendice della cappella e del tesoro di San Gennaro, una prosecuzione del percorso. Se entri in cappella e poi qui dentro non puoi fare a meno di notare alcune cose che sono delle citazioni. Il locale è “citazionista”, infatti il pavimento riprende fedelmente lo schema del pavimento della cappella del tesoro, l’affresco che vedi sotto il soffitto è lo stesso che c’è sotto la cupola della cappella di San Gennaro, sulla cassa c’è uno stemma con i colori del comune di Napoli, riportato in cappella su tutte le balaustre, che sta ad indicare che la cappella è di proprietà esclusiva del popolo. L’idea è stata quella di creare un locale che fosse di accoglienza, poi ho pensato di contestualizzarlo e infine per la mia attività giornalistica di coinvolgere tutti gli artisti che conosco, che frequento e che ho intervistato.

Chi sono gli artisti?

Ci sono tutti i più importanti artisti d’arte contemporanea attualmente a Napoli, soprattutto quelli che operano nell’area del centro storico. Ci sono opere originali di artisti fatti appositamente da loro per il locale. Ci sono Alessandro Flaminio, Pasquale Manzo, Terry Di Rienzo, Ida La Rana, i ragazzi degli Iron Angels della Sanità, quindi Francesco Porzio, che ha realizzato i lampadari. Poi ci sono opere di Nicola Masuottolo, Fabrizio Scala, Luca Carnevale, Tiziana D’Auria, Marco D’Auria, Riccardo Ruggiano, Claudio Cuomo, Roxy in the Box. Ed ognuno ha riprodotto l’iconografia di San Gennaro a suo modo.

Qual è la formula del locale?

La formula è ibrida, perché in realtà è una bottega di enogastronomia. Ci sono prodotti di fascia molto alta, provenienti dal Meridione. La filosofia è che tutto ciò che consumi e trovi nel piatto, lo puoi anche comprare e portare via. Poi c’è la ristorazione con tutti piatti tipici della cucina napoletana. Non siamo assolutamente un ristorante gourmet o meglio siamo di qualità per i prodotti che utilizziamo. I dolci sono di Mario Di Costanzo, a parer mio uno dei più talentuosi nel panorama napoletano. Mario cura molto l’estetica e quindi possiamo dire che l’unica variante gourmet sono i suoi dolci”.

C’è un menu alla carta?

Si, tradotto in doppia lingua e stagionale, quindi autunno/inverno e primavera/estate. Stiamo per cambiare menù, anche se alcune cose rimarranno come lo spaghetto al pomodoro. Innanzitutto abbiamo un esclusiva a Napoli, siamo gli unici ad avere la pasta di Camporeale. La ricerca dei prodotti è durata molto tempo, tutto ciò che vedi è tutto selezionato da me. La pasta deriva da una scoperta: in Campania c’è un’unica zona a vocazione cerealicola, l’Irpinia, in particolare nella zona di Camporeale. Lì c’è un altopiano dove c’è sempre vento e batte sempre il sole, quindi è una condizione climatica ideale per il grano. E c’è l’azienda agricola Caccese, che da secoli possiedeventi ettari di terreno coltivato a grano. Loro hanno sempre dato questo grano di altissima qualità a terzi, che poi lo lavoravano. L’ultima generazione di questa famiglia, ha beneficiato di una serie di finanziamenti da parte dell’Unione Europea e così ha potuto realizzare il sogno degli avi, costruire il pastificio attaccato al campo di grano, quindi è l’unica pasta d’Italia a centimetro zero. È una pasta sanissima e la usiamo in tutti i primi piatti. Lo spaghetto al pomodoro lo chiamiamo della “Santissima Trinità”, perché il sugo che ricaviamo è un blend di tre tipologie campane di pomodoro, il San Marzano, il Corbarino e il pomodorino del Piennolo.

Qual è il piatto più richiesto?

Dovendo fare un bilancio dopo due mesi, direi che i piatti più richiesti sono la parmigiana di melanzane, lo zito spezzato al ragù, perché sanno che il ragù napoletano ha una sua storia importante, e lo spaghetto alla Nerano, probabilmente perché difficile da trovare.

Il mese scorso è accaduto qualcosa di spiacevole per te e di conseguenza per Januarius. Come l’hai vissuta?

Io l’ho vissuta coerentemente con quello che ho sempre fatto, pensato e scritto come giornalista. Quel giorno a Napoli capitava che si costituisse, presso il consiglio comunale, il gruppo consiliare Lega Nord di Napoli, che è una cosa che solo a dirla fa abbastanza rabbrividire. Mi era sembrato un fatto talmente raccapricciante che, in segno di protesta, ho voluto affiggere questo cartello all’ingresso. Ovviamente non mi aspettavo che la cosa facesse così tanto rumore. Quando la notizia è stata ripresa dall’Ansa è diventata di dominio pubblico su scala nazionale e quindi è scoppiato il putiferio. Non ho avuto paura, magari qualcuno intorno a me si è spaventato di più, anche perché sono arrivate minacce, insulti, foto di proiettili. Ci sono state recensioni false a pioggia, ma in realtà così come ci sono state 30 recensioni negative, ce ne sono state oltre 230 positive in difesa del ristorante, dell’attività e di ciò che avevo fatto. C’è stato un attacco feroce anche da parte di napoletani, di cui non mi interessa, in quanto non voglio proprio avere a che fare con napoletani che votano Lega Nord. Per me è un ossimoro esistenziale. Questo è stato solo un episodio, durato 48 ore, poi si è sgonfiato come sempre accade con i fenomeni da social. Ancora oggi, però, c’è moltissima gente che ricorda questo episodio e si congratula con noi. Addirittura mi sono trovato qui dentro un rappresentante dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani, un vecchietto ultra novantenne, accompagnato dalla moglie più giovane. Ha voluto conoscermi, si è voluto congratulare con me e abbracciarmi, dicendomi che quello che avevo fatto era stato molto coraggioso e molto significativo. Questa cosa mi ha molto emozionato, perché è come se mi fosse entrato in casa Sandro Pertini, una persona di altri tempi”.

Januarius è davvero un posto unico, dove ci si sente a casa e dove si viene accolti con il calore tipico che contraddistingue il popolo napoletano.

E voi cosa aspettate ad immergervi nei colori e nei sapori di Januarius?

Alessia Giannino

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