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itinerari enogastronomici

Islanda, terra di ghiacciai, vulcani, fiordi e troll

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L’emozione maggiore si prova vicino a Geysir, la sorgente d’acqua per antonomasia, quella da cui tutti gli altri geyser del mondo hanno preso il nome. Lì c’è Strokkur, quello che viene definito il geyser “più affidabile” fra quelli esistenti. Non passano cinque minuti, infatti, che un gorgo risucchia l’acqua dentro quella che sembra un’enorme e profonda buca, poi piano piano si crea come una grande bolla gorgogliante, fino a che non si vede schizzare uno zampillo alto anche una ventina di metri. Spettacolare! Roba da passarci le ore. Se però, per ammirare questo fenomeno della natura, ci si mette sotto vento, si rischia una bella doccia, che impregna abiti e capelli di un deciso odore di zolfo. Strokkur e’ circondata da sorgenti più piccole, da pozze ribollenti e bocche fumanti di vapore da dove l’acqua esce dal terreno a una temperatura di 100 gradi. Una piccola valle infernale. Non molto distante è Gullfoss, la cascata più famosa d’Islanda, che con un doppio salto di 32 metri supera una parete perpendicolare e si getta in uno stretto canyon. Ugualmente maestosi sono i faraglioni di Reynisdrangur, il più alto dei quali arriva a 60 metri, nei pressi di Vik, piccolo e colorato villaggio sorto in una sottile striscia di verde incuneata tra il ghiacciaio Myrdalsjokull e una spiaggia di sabbia nera e ciottoli perennemente battuta dal vento.

Fatta scorta di skyr, una sorta di yogurt denso a base di latte di pecora scremato che è parte integrante della dieta islandese da più di mille anni, e di ponnukokur, frittelle alla cannella, ci si può lasciar prendere dall’incanto di jokulsarlon, dove una serie di grandi e piccoli iceberg, spesso di un azzurro intenso, fluttua in una laguna glaciale. Una laguna giovane (si è formata solo 75 anni fa), e che ha fatto da set a molti film, tra cui quello della serie di James Bond, l’agente 007, La morte può attendere. Il tour a bordo di mezzi anfibi, che rotolano lungo la costa come autobus prima di scivolare in acqua, è di quelli che non si dimenticano, e le giovani e efficienti guide fanno anche assaggiare il ghiaccio antico di milla anni raccolto direttamente dall’acqua.

Ad Hofn, il cui nome significa “porto”, il bel sentiero sul marre che porta al monumento ai marinai mette appetito, ed è l’occasione per una scorpacciata di scampi e gamberi, per i quali la cittadina è famosa: ogni anno dedica a questi crostacei una festa piuttosto famosa nei Paesi del nord.

Le forze che da sempre plasmano e disegnano il paesaggio dell’Islanda sono quelle perenni dei vulcani, dei fiumi torrenziali e dei ghiacciai, che in numerose occasioni si sono riversatia valle fino alle rive del mare: ne è testimone il vulcano Hekla (che significa “incappucciato”, perché la sua sommità, a 1491 metri d’altezza, è sempre avvolta da nubi minacciose), uno tra i maggiori e più temibili vulcani attivi conosciuti al mondo, considerato la seconda porta d’ingresso all’inferno: la prima è decisamente più a sud, dalle nostre parti, a Stromboli. Ma l’incanto è assicurato anche dagli incredibili fiordi, nel mezzo dei quali talvolta si trovano incastonati piccoli villaggi di pescatori che, some sospesi tra le montagne e le acque scure, sono di una bellezza che riesce a togliere il fiato. Alle volte è possibile anche trovarvi qualche particolare, buon ristorante, che offre pesce fresco, principale ricchezza del Paese, e una buona varietà di vegetali, coltivati nelle serre riscaldate dall’acqua calda naturale.

Questi ristorantini sono una delle poche, valide alternative agli unici altri luoghi dove è possibile mangiare nell’isola: i self service delle stazioni di servizio che, oltre a panini e altri piatti da fast food, servono anche gustose zuppe di funghi, di carne o di verdure. Se, invece, si ha il coraggio di andare sui piatti tradizionali islandesi, si può scegliere tra lo svio (testa di pecora abbrustolita e bollita), lo slatur (miscuglio di frattaglie ovine, fegato e lardo insaccati e poi bolliti), o l’hakarl, il vero piatto forte del Paese: carne di squalo fatta macerare sotto terra per sei mesi, solitamente accompagnato da un bicchiere di brennivin, la grappa islandese distillata dalle patate e aromatizzata al cumino. Con un menu di questo tipo non è difficile credere – come sembra faccia l’80 per cento degli islandesi – all’esistenza degli elfi, “il popolo invisibile”, che ad hafnarfjordur convivono con gli uomini in alcune case segnalate da una mappa distribuita dal locale ufficio informazioni. O inseguire la vita dei troll: secondo le saghe e leggende popolari, che in Islanda rappresentano l’ossatura della letteratura nazionale, molti cumuli di anni e le formazioni laviche più strane sarebbero in realtà troll che, sorpresi dalla luce dell’alba, si sono trasformati per sempre in pietre. Per tornare alla realtà, una realtà che risente ancora della crisi economica che ha sconvolto in Paese nel 2008, una visita ad Akureyri, la seconda città islandese per dimensioni (ma appena 17 mila abitanti) rivela il disagio che ancora attraversa la società: negozi, caffè e ristoranti non sono pieni come una volta, ma gli abitanti si dicono determinati al rilancio, anche attraverso le vecchie glorie cittadine: i cantieri navali e le serre, famose per la coltivazione dei fiori più belli dell’isola. Con le sue chiese, i musei, e il ricordo dei suoi autori, Akureyri celebra il suo passato artistico, ed è il giusto viatico verso la cascata Godafoss, la cascata degli dei, una delle più suggestive del Paese, formata dalle acque del fiume glaciale Skialfandafjot.

Campi di lava nera si incontrano di quando in quando ma costantemente lungo tutta l’isola, così come le grandi fattorie, alcune delle quali si propongono anche come alberghi, e che non hanno nulla da invidiare agli hotel che si trovano nei centri principali.
Ed è in un frastagliatissimo campo di lava nera che si trova adagiata la Laguna Blu, divenuta il simbolo dell’Islanda. Blaa Lonid (Blu Lagoon in inglese) è uno stagno geotermale formato dall’acqua che arriva dalla centrale idroelettrica di Svartsengi, con una temperatura tra i 37 e i 39 gradi, dove ci si può bagnare tra i vapori. La colorazione blu dell’acqua e’ data dalla presenza di un particoare tipo di alga che, con i sali minerali disciolti, consentono uno di quei bagni rilassanti che poche volte nella vita.

Isola di ghiaccio con un cuore di fuoco, proprio qui l’Islanda rivela il suo carattere ricco di contrasti e di magia. E quello tranquillo ma determinato, gentile ma austero della sua gente.

di Angela Carusone

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