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itinerari enogastronomici

Islanda, terra di ghiacciai, vulcani, fiordi e troll

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Geologicamente parlando, l’Islanda è un paese molto giovane: la sua creazione cominciò meno di 20 milioni di anni fa e prosegue ancora oggi con le continue eruzioni vulcaniche. E così è tutto un campi di lava, crateri, vulcani, montagne a tavolato, montagne di pomice e campi di cenere vulcanica.

Superata la base Nato di Keflavik, smantellata definitivamente nel 2006, la superstrada verso Rejkiavik  si snoda in un paesaggio lavico che lo scrittore Michael Ridpath, autore del thriller L’anello di ghiaccio, descrive come “un mare di rocce, massi e muschio”. “Nonostante fossero trascorse migliaia di anni – si legge – quel pezzo di Islanda non si era mai ripreso dalle distruzioni provocate da una colossale eruzione vulcanica: sotto lo strato di muschio che ricopriva appena le pietre era solo l’inizio di un processo di ritorno alla vita che sarebbe durato millenni”.

Ed ecco la capitale più settentrionale del mondo, con i suoi edifici colorati, i caffè, il cemento della Hallgrimskirkja, l’immensa chiesa con la torre di 75 metri visibile a 20 chilometri di distanza, l’oceano che la lambisce a nord, e quell’aria a metà tra il campagnolo e il metropolitano. E che, con una punta d’orgoglio, mostra la sua avanguardistica sala da concerti in riva al porto, una struttura che trae spunto dalle forme esagonali delle pietre laviche. Poco distante, nei pressi del porto delle piccole imbarcazioni, uno dei ristoranti più caratteristici, qualcuno direbbe eccentrici, della città, il Sagreifinn. Il proprietario è un anziano e arzillo signore che compra e cucina tutto personalmente in questa specie di vecchia osteria dove ci si accomoda ai lunghi tavoli su cui vengono servite le specialità della casa: zuppa di aragosta e spiedini di pesce, ma anche di balena, per chi se la sente.

TRA BALENE E PULCINELLE DI MARE 

Già, la balena. La stessa che vedi nuotare e giocare nel mar glaciale artico, al largo dei fiordi di Eyjafjordur e Skjalfandi, o a Husavik. Imbacuccati con tute imbottite che ti rendono simile all’omino Michelin, un peschereccio ti porta verso l’isola di Flately mentre tutto attorno, bianco e lattiginoso il mare, bianco e lattiginoso il cielo, le increspature dell’acqua segnalano la presenza di delfini, le esibizioni di qualche balena, e le prodezze degli impacciati e buffi pulcinella di mare, gli uccelli più amati d’Islanda: a dispetto dei loro movimenti un po’ goffi, degli atterraggi sgraziati e del volo affannoso, questi simpatici uccelli dal becco rosso sono, come i pinguini, incredibilmente agili sott’acqua. Come agili sono i piccoli e forti cavalli islandesi, che si incontrano in ogni dove nell’isola, molto diversi dalle altre razze equine, con la loro foltissima criniera e le cinque diverse andature (due piu’ degli altri cavalli) che rappresentano la loro particolarità.

di Angela Carusone

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