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Il tesoro di Orvieto

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Uno dei luoghi più incantevoli d’Italia dove, tra sapori della tradizione e atmosfere antiche, il viaggiatore è chiamato ancora oggi a perdersi e ritrovarsi

Risalendo la rupe di tufo che domina la valle, cosa troviamo a Orvieto? Un borgo medievale che profuma dell’età dei comuni, col maestoso Duomo romanico-gotico che ne incarna pienamente lo spirito. Ma la cittadina umbra non è soltanto un meraviglioso scrigno di storia e arte. Appena usciti dal Duomo, infatti, l’Antica Bottega rappresenta un avamposto dei prodotti enogastronomici più gustosi del territorio: così come i capolavori architettonici, anche un tagliere di salumi e formaggi, con una porchetta sublime abbinata a un Rosso Orvietano Doc, può trasformarsi in un trionfo dei  sensi e della mente.

Non tutti però sanno che il sottosuolo di Orvieto è una delle sue massime attrazioni. Un’autentica città sotterranea che si dispiega sotto la superficie delle strade, cunicoli ricchi di pozzi e grotte interamente scavati dagli abitanti nel corso dei secoli. Protagonista di questo mondo a parte è il Pozzo di San Patrizio, collocato vicino ai giardini comunali che si trovano all’interno della Fortezza dell’Albornoz. Straordinaria opera di ingegneria civile, il pozzo fu scavato per volere di Clemente VII, rifugiatosi ad Orvieto durante il sacco di Roma nel 1527.

Un viaggio avvincente, carico di emozioni diverse e che prosegue tra i piatti delle migliori tavole orvietane. Come quella del Pozzo Etrusco da Giovanni, perfetta per gustare i piatti della tradizione come gli Strangozzi con fave, pancetta e ricotta o i Bigoli con salsiccia umbra e cipolla rossa e gli spiedini di coniglio alla griglia. O quella della trattoria La Palomba, accanto la Chiesa di Sant’Andrea, gestita da oltre cinquant’anni dalla famiglia dell’oste Giampiero Cinti e simbolo della cucina a conduzione familiare. Oltre a delle opzioni senza glutine e per vegetariani, nel menù della signora Giovanna spicca l’irrinunciabille Piccione alla Leccarda, seguito dagli Umbrichelli al Tartufo. E, se si è amanti del tartufo, sono da non perdere gli spaghetti alla carbonara con tartufo nero del ristorante Il Duca di Orvieto, che si distingue anche per il recupero dei piatti della tradizione cinquecentesca come il Peposo alle pere o la Torta Rinascimentale.

Da non dimenticare, inoltre, che i colli tutt’intorno sono rinomati per la produzione del vino. Un legame davvero storico che risale fino agli Etruschi, la cui importanza è riflessa nel nome del vino oggi prodotto in questo territorio, lo stesso della città, circostanza riservata solo ai grandi prodotti. Diverse le tenute e le cantine sparse nei dintorni di Orvieto, dove assaporare quello che è uno dei migliori vini italiani nei luoghi in cui viene realizzato: Cantina Custodi, Decugnano dei Barbi, Castello di Corbara e La Carraia, tra le altre.

Sintesi delle bellezze naturali e delle eccellenze enogastronomiche del territorio, l’Altarocca Wine Resort, che, grazie alle sue ville immerse in undici ettari di vigneti e uliveti a conduzione biologica, è l’autentico paradiso sia dei più esigenti wine lovers che di quei viaggiatori alla ricerca di un relax tanto raffinato quanto integrato ai colori e gli odori dell’Italia rurale. Tra piscine, spa, degustazioni e i piatti del ristorante Altarocca (due forchette Michelin), chi decide di trascorrere qui la propria vacanza rimpiangerà il giorno in cui sarà costretto a ripartire, senza trascurare che il resort costituisce un ottimo punto di partenza per esplorare luoghi indimenticabili come la Valle dei Calanchi di Civita di Bagnoregio o il Lago di Bolsena. Nel cuore dell’Italia, Orvieto continua nei secoli a esserne uno dei luoghi simbolo, uno squarcio sul nostro passato migliore ancora oggi in grado di stupire.

Antonio Forestieri

 

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