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I vulcanici, vini scolpiti nel tempo

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Grande degustazione di vini da territori vulcanici organizzata dall’associazione Le Donne della Vite all’ultimo Vinitaly

Era il 2009 quando il direttore del Consorzio del Soave Aldo Lorenzoni organizzava il convegno “Vulcania”, primo grande forum internazionale dei vini bianchi da suoli vulcanici, raccogliendo prontamente l’adesione di altri  Consorzi in tutta Italia a cui fanno capo questa particolare tipologia di vini. Da allora, il filo conduttore che lega tra loro vitigni e regioni molto diverse si è addirittura rafforzato, continuando a tener legati tra loro produttori, Consorzi e denominazioni che in comune hanno un’origine dei loro terreni affascinante come solo quella vulcanica può essere: vini che negli ultimi anni sembrano essere diventati di gran moda sia presso i consumatori che la critica specializzata. Lo ha dimostrato la grande degustazione “Vulcanici si nasce: dall’Italia e dal mondo vini identitari per vocazione”, organizzata dall’associazione Le Donne della Vite grazie al supporto di Vino Italico, AIS e Consorzio di Soave durante l’ultimo Vinitaly, e alla quale hanno partecipato più di 120 persone tra operatori, appassionati e giornalisti. “I vini vulcanici sono vini che hanno un’identità che nasce dal suolo in cui affondano le loro radici, spesso in zone di produzione dal paesaggio di notevole bellezza – ha detto Valeria Fasoli, presidente dell’associazione – Per queste ragioni sono vini che riflettono particolarmente bene lo spirito delle Donne della Vite, che tengono sempre ben presente l’approccio agronomico. Non va mai dimenticato infatti che il vino nasce innanzitutto in un specifico luogo, e poi viene tutto il resto”. Nove le denominazioni vulcaniche italiane – Soave, Durello, Gambellara, Colli Euganei, Colli Berici, Orvieto, Bianco di Pitigliano, Aglianico del Vulture ed Etna sostenuto da ViniMilo, e cinque le zone di produzione estere Giappone, Ungheria, Santorini (Grecia), Stiria (Austria) e Capo Verde (Africa) protagoniste degli assaggi, guidati da Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del Bere. I vini italiani in degustazione hanno confermato sia la diversità e l’eccellenza delle denominazioni di provenienza che l’importanza della viticoltura per quei territori. Un esempio per tutti la candidatura del Soave a Giahs-Globally Important Agricultural Heritage Systems, il programma della FAO che tutela e promuove specificatamente il patrimonio agricolo. Infine, molta curiosità hanno suscitato anche i vini vulcanici dei paesi ospiti, come il vino giapponese proveniente dal Monte Fuji, un vulcano nato 100mila anni fa e alto circa 4.000 metri, come l’Etna. Qui il Koshu, un vitigno dalla buccia rosa arrivato dal Caucaso, viene coltivato su terreni di lava solidificata, pomici e ceneri vulcaniche. Dell’area di produzione di Nagy-Somlói Borvidék, nella zona del lago Balaton, nella parte più occidentale dell’Ungheria, arriva il vino vulcanico ungherese; ricavato  da uve Juhfark,  si produce solo in questa zona ricca di basalti lungo i pendii del monte Somlo e di sabbia vulcanica nelle aree pianeggianti, frutto dell’attività di un vulcano esplosivo di cui sono ancora ben visibili oggi bolle di magma e colonne laviche basaltiche. Attività vulcanica ancora ben presente anche nell’isola greca di Santorini, fatto con uve Assirtiko coltivate su basalti e con la forma di allevamento tradizionale a “giristi”, ossia a cesto. In Stiria, una delle regioni più povere del centro-sud dell’Austria fino alla scoperta di acque termali che ne svelano l’origine vulcanica e che le hanno fatto cambiare il nome in Vulkanland, a dare origine ai vini sono oggi diverse varietà di uva tra cui l’autoctono Schilcher e poi il Traminer, lo Chardonnay, ecc. Particolare la storia della viticoltura a Capo Verde, antica colonia portoghese nell’oceano Atlantico all’altezza del Senegal, composto da dieci isole vulcaniche, punto più a sud in cui si coltiva la vite nel nostro emisfero. Nei suoli aridi composti da basalti e ceneri vulcaniche si coltivano, protette da muretti, viti ad alberello di diverse varietà, come Muscatel Rosso, Aleatico, Tempranillo, Touriga Nacional. Una piccola viticoltura promossa recentemente da un religioso, padre Ottavio, con l’azienda Vinha Maria Chaves: il loro progetto di coltivazione della vite intende contrastare l’emigrazione e l’abbandono delle isole.

Il bellissimo mondo dei vini vulcanici sarà ancora di scena in maggio, il 12 -14 maggio, al Castello di Lispida (Monselice-PD)  nella manifestazione “Vulcanei e in Sicilia, a Milo,  per  la 38ma edizione di ViniMilo, dal 25 agosto al 9 settembre.

Elisabetta Tosi

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