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FIVI contro il Prosecco Rosè

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La delegazione trevigiana della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti respinge l’idea di produrre anche un Prosecco rosato

Se è vero che spumanti e vini rosati sono il grande trend del momento, nessuno si meraviglia se molti produttori stanno cercando di cavalcare come possono l’onda di questo grande successo commerciale. Ecco allora che nelle terre del Prosecco qualcuno ha avanzato la proposta di rendere rosé anche il Prosecco: le basi ampelografiche ci sono già, perché il Pinot nero è tra le uve ammesse nell’uvaggio, basterebbe non vinificarlo in bianco, come finora impongono le regole di produzione. L’ipotesi di un cambio di disciplinare che alcuni hanno già iniziato ad accarezzare, trova invece la più ferma e totale opposizione del gruppo di produttori appartenenti alla Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti (FIVI), che in queste ore ha emesso un comunicato stampa per esprimere tutto il proprio dissenso nei confronti dell’ipotesi, formulata dal Presidente del Prosecco Doc Stefano Zanette, di introdurre il “Prosecco Rosè” nel disciplinare di produzione del Prosecco DOC.

“Secondo quanto dichiarato da Zanette si apprenderebbe la volontà di dar vita ad una linea “Premium” in cui possa essere utilizzato il Pinot Nero anche se vinificato in rosso, in deroga quindi al principio in cui veniva permesso, nella misura massima del 15%, se vinificato in bianco – dicono i produttori aderenti alla FIVI – Premesso che la decisione è stata presa in maniera unilaterale, senza richiesta di confronto con le realtà locali impegnate nella produzione e nella comunicazione del Prosecco, la delegazione dei Vignaioli Indipendenti Trevigiani FIVI non intende assolutamente avallare questa ipotesi per i motivi che seguono:

1) Il concetto di qualità “Premium”, suggerita da Zanette, viene già espresso dai vignaioli da sempre con l’utilizzo della Glera e con una viticoltura accorta; 2) L’idea che sia necessario il Pinot Nero come migliorativo dequalifica, non solo l’identità della Glera, ma anche quella dei vitigni autoctoni a bacca rossa già esistenti nel territorio; 3) Prevedendo una tipologia “Prosecco Rosè” si andrebbe a rendere ancor più generalista l’idea del Prosecco diluendo ogni concetto legato a tradizione e cultura di un luogo; 4) Con l’introduzione del “Prosecco Rosè” viene cancellata ogni politica di valorizzazione del territorio portata avanti con fatica negli anni”.

Prosecco solo in bianco o anche in rosa? Il dibattito è aperto.

Elisabetta Tosi

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