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Dop e Igp, patrimonio da 15 miliardi. Crescita record: +6%

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La carica delle Indicazioni Geografiche: presentato oggi a Roma il XV Rapporto Ismea – Qualivita. Emilia Romagna e Lombardia regine del food, Veneto, Piemonte e Toscana dominano nel comparto vino

Dal nostro inviato – Rossella Cerulli

Non più distintivi o biglietti da visita per le comunità locali, bensì modelli di organizzazione economica vincente, in grado di assicurare adeguate remunerazioni al lavoro agricolo. Diventando una voce importante della bilancia commerciale. Oltre alle cifre record, dal Rapporto 2017 Ismea-Qualivita presentato oggi a Roma emerge anche questo: e cioè “che il sistema Dop e Igp non rappresenta più un mercato di nicchia”, secondo Mauro Rosati, direttore generale Fondazione Qualivita, “ma una parte importante del settore agroalimentare, che continua a crescere  laddove altri ancora non riescono”. 818 Indicazione Geografiche registrate – primato mondiale assoluto -, 14,4 mld di euro di valore alla produzione (con una crescita del + 6% rispetto al 2015), 8,4 mld di export (+5,8% sul 2015): eccola la carica delle DOP e IGP italiane, robusto spicchio (11%) della nostra industria agroalimentare e volano irrefrenabile del relativo export nazionale (22%). “E’ un ottimo successo”, spiega ancora Rosati, “ma ci sono ancora grandi margini di sviluppo, specie al Sud”.

Un sistema capillare trainato dal centro nord, che vede Emilia Romagna (2.751 mln di Euro di valore alla produzione) e Lombardia (1.507 mln )regine del food e Veneto, Toscana e Piemonte incoronate nel comparto vino, mentre nel sud la prima regione, con 52 Dop e Igp e 366 mln di valore alla produzione nel food, è la Campania, seguita a ruota dalla Sicilia nel settore del vino sfuso con 126 ml di euro. Dati dunque che evidenziano una certa differenziazione lungo lo stivale. Emerge, ancora una volta, la difficoltà a fare rete tra le aziende e nei consorzi del meridione. “I prodotti buoni sono tanti, i consorzi che funzionano bene pochi”, ha sottolineato Luca Bianchi, capo dipartimento del Mipaaf. Ecco dunque la necessità di progetti di formazione ad hoc promossi dal ministero, sperimentati in alcuni comparti con grandi potenziali di crescita, come quello del Consorzio Arancia Rossa di Sicilia. “Per permeare anche il Sud di un fattivo spirito di aggregazione”, ha spiegato il suo presidente Giovanni Scivoletto.

Da segnalare poi i primi cross marketing con i grandi gruppi alimentari. E’ il caso della Ferrero, che per farcire il Kinder Brioss ha utilizzato una mousse di Pesca e Nettarina di Romagna IGP. O dello strepitoso successo della Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP (90.000 q prodotti da 9 imprese nel 2009, 250.000 q da 130 nel 2017), condimento nei minestroni Findus o dei panini McDonald’s: talmente richiesta da mettere in difficoltà il consorzio nel far fronte agli ordini. Insomma, i prodotti IG come sorta di “bandiere della salute”, in grado di fare da traino ai prodotti industriali. “E’ stato realizzato un buon lavoro”, ha concluso il Ministro Martina, “ma sono più le cose da fare di quelle che abbiamo fatto. L’esperienza delle Dop e delle Igp è un tracciato che ha a che vedere con il futuro di tutto il paese…”.

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