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Culatello, un museo dedicato nella Bassa Parmense

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L’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense inaugura il primo percorso espositivo permanente legato al re dei salumi. Inaugurazione prevista per il 24 marzo

Un vero e proprio tragitto nel cuore della cultura enogastronomica emiliana, voluto da chi a quell’area del gusto deve la propria passione e, a conti fatti, la propria vita. Con questa idea, la Famiglia Spigaroli ha intrapreso l’avventura dell’allestimento, all’Antica Corte Pallavicina, del Museo del Culatello e del Masalén. A 10 minuti dal Museo del Parmigiano Reggiano di Soragna e a 20 da quello dell’Arte Olearia di San Secondo, Polesine Parmense diventa così l’ideale chiusura di un triangolo dei sapori, espressione della tradizione gastronomica emiliana: un percorso che intende promuovere e valorizzare le pratiche tradizionali di un territorio ricco e generoso, declinate e illustrate in una concezione contemporanea e multimediale, attraverso foto, disegni, mappe e touch screen.

All’ingresso, nei pressi del porticato, a essere raccontato è il primo tema, ovvero la Terra del Culatello. L’ambiente, i pioppeti, il Po sono protagonisti di una narrazione che conduce fino a una sala incentrata sulla figura del maiale come animale addomesticato dall’uomo, con approfondimenti sul maiale nero tipico del Parmense e sul suo recupero, sul simbolismo e sull’immagine di una creatura talmente legata all’uomo da essere scelto per evocarne i vizi e le virtù. A proposito di rappresentazioni, tra sacro e profano, un angolo del museo propone un riferimento a Sant’Antonio Abate, eremita del deserto raffigurato inizialmente in compagnia di un maiale nero con le zanne, incarnazione del demonio tentatore che la cultura contadina trasforma invece in animale protetto dal Santo, a sua volta destinato a diventare, per estensione, protettore di tutti gli animali da cortile.

La sala successiva racchiude un itinerario intimo e allo stesso tempo universale attraverso la storia della famiglia Spigaroli, in principio mezzadri di Giuseppe Verdi, capaci di spostarsi sulle rive del Po per poi reinventarsi ristoratori: è in questa sezione che si comincia a parlare dei Masalén, dei norcini che tramandavano l’arte della corretta macellazione del maiale. All’interno sono presenti riferimenti storico artistici, bassorilievi che dimostrano come quella dell’ammazzata fosse una festa cruenta ma anche un rito festoso che si rinnovava anno dopo anno. Dopo il ritorno all’esterno, per un’ideale boccata d’aria, è possibile imbattersi in un grande spazio sotterraneo, dove alle pareti cosparse di pannelli illustrativi è affidato il compito di introdurre nel mondo segreto del Culatello.

Nella sala, si snodano temi come le caratteristiche della carne di maiale, del sale (con riferimenti necessari a quello prezioso di Salsomaggiore) del pepe (dalle sue origini orientali ai risvolti economici) e dei principali salumi della Bassa Parmense. Si passa quindi alla storia del Culatello, all’iconografia e alle citazioni di personaggi famosi – da Giuseppe Verdi a Gabriele D’Annunzio, passando per Giovannino Guareschi – con un racconto puntuale delle fasi che dalla coscia del maiale portano a un prodotto caratterizzato anche da un preciso rituale di degustazione. In fondo alla parte dedicata al consorzio e agli altri “frutti” del territorio, un’immagine di Guareschi tra i culatelli introduce in una cantinetta dove sono appesi tutti i salumi originati da un maiale.

Dopo l’inaugurazione, prevista per le ore 16.30 di sabato 24 marzo 2018, sarà possibile vivere un’esperienza fuori dal comune, tra antiche mappe, documenti, fotografie, filmati, apparecchiature multimediali e oggetti legati alla civiltà contadina, come la bicicletta usata dal norcino per recarsi da una fattoria all’altra, la fornacella e la forca. Apertura al pubblico da domenica 25 marzo, dalle 10 alle 17,30.

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