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Confetti: idea e tradizione italiana

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di Chiara Danella 

Il confetto è un po’ il protagonista delle cerimonie più importanti della nostra vita: simbolo di ringraziamento da donare a familiari ed amici per la loro presenza e vicinanza, è una ghiottoneria attesa e sempre gradita. Le origini del “bon bon”, ormai multi- gusto, sono antiche e, come tante specialità culinarie, tutte italiane. Secondo alcuni che si avvalgono delle testimonianze delle Famiglie Fazi (447 a.C.) e di Apicio (14-37 d.C.), amico dell’imperatore Tiberio, i confetti esistevano già in epoca romana, tant’è che si era soliti, già a quel tempo, festeggiare nascite e matrimoni distribuendo quello che allora era realizzato con anime di mandorle, miele e farina. Di tali prodotti si ha notizia a Venezia a partire dal 1200, dove arrivavano dai mercati dall’estremo Oriente: era, infatti, in uso nell’impero bizantino gettare questi dolcetti dai balconi nobiliari sul popolo festante durante i festeggiamenti carnasciali. Fino ad ora però si è parlato di confetti fatti col miele e non con lo zucchero, e questo perché solo nel tardo ‘400 questo ingrediente venne scoperto ed esportato dalle Indie occidentali. Da quel momento in poi diventerà protagonista assoluto nel processo di dolcificazione, relegando il miele ad un ruolo marginale. In epoche non molto lontane i confetti vengono nominati in una novella di Boccaccio e in un Sonetto di Folgore S. Gimignano del XIV secolo, così come dal Manzoni e dal Goethe che ne regalò uno scrigno colmo alla futura moglie. I confetti hanno meritato citazioni anche in poesie ed opere di Leopardi, Carducci, Verga, Pascoli e D’annunzio. Durante il Rinascimento gli ospiti venivano accolti con coppe ricolme di palline di zucchero e mandorle durante i ricevimenti per festeggiare i voti di monache e sacerdoti. La fabbricazione del confetto, intesa in senso moderno, avvenne solo intorno al 1400 a Sulmona, presso il Monastero di Santa Chiara e, sempre nella città dei confetti intorno al XV secolo, nasceva la lavorazione artistica degli stessi, attraverso l’utilizzo di fili di seta che legavano i dolci “chicchi” tra loro per preparare fiori, grappoli, spighe, rosari. Negli anni a Sulmona è rimasto il primato nella fabbricazione di queste praline, tanto da renderla rinomata anche a livello mondiale. Nei secoli scorsi i confetti venivano considerati un dolce pregiato e riservati alle cerimonie importanti, come le nozze di alto rango. Inoltre simboleggiavano (e tradizione vuole continuino!) l’unione della coppia attraverso le due metà della mandorla, tenute insieme da uno strato di zucchero. Attualmente vengono distribuiti, già confezionati in sacchetti, dalla sposa in compagnia dello sposo al termine del ricevimento. Solitamente sono donati in numero dispari: l’usanza ne prevede cinque, sinonimo di fertilità, lunga vita, salute, ricchezza e felicità, ma non è la regola. Anche la bomboniera è una creazione tutta italiana! Il nome “bomboniera” deriva dal francese “bon-bon” (dolcetto) e nasce alla fine del 1400,in essa i nobili erano soliti contenere dolci e caramelle a base di zucchero in dei cofanetti. Nel 1896, grazie alle nozze del principe di Napoli e futuro Re d’Italia, Vittorio Emanuele con Elena del Montenegro, la bomboniera diventa il regalo degli sposi agli invitati, facendo nascere quella tradizione che oggi tutti conosciamo e seguiamo e che sta prendendo piede anche in altri paesi, tra cui Grecia, Gran Bretagna, Portogallo, Stati Uniti e in Irlanda, volando per Africa ed Australia. Consuetudine vuole che il confetto usato per il matrimonio sia bianco, ad indicare la purezza della sposa. Con il cambiare delle mode, però, anche questa tradizione sta mutando: oggi, infatti, le bomboniere dei matrimoni possono contenere tanto praline alle mandorle quanto confetti ricoperti di cioccolato bianco, ripieni di frutta, caffè, liquori vari, nocciola, pistacchio, spezie varie. Nel battesimo i confetti invece saranno rosa per le bambine, ad indicare il colore del sangue e quindi la fertilità femminile, e azzurri per i maschietti ad indicare il colore del cielo e quindi la futura elevatezza morale. In Italia la storia del confetto è legata, in modo particolare, alla Ditta Pelino, che sorse ad Introdacqua, nei pressi di Sulmona, nella seconda metà del secolo XVIII, quando Berardino Pelino dette un’impronta produttiva ad un’attività che era stata fino a quel momento prevalentemente commerciale. La nuova impresa fu ereditata dal figlio di Berardino, Panfilo (classe 1794), il quale continuò anche il fiorente commercio di mandorle, già esteso ben oltre il proprio fabbisogno per la produzione di confetti, e iniziò la produzione di liquori. Francesco Paolo, figlio di Panfilo, va ricordato per l’allargamento impresso alle proprie attività economiche in tempi pur così difficili (la conclusione del processo di unificazione e i primi passi dello Stato unitario) e per aver esteso il proprio mercato al di là dei confini della Regione. Con Alfonso la Fabbrica si trasferisce al centro di Sulmona e poi di nuovo alla periferia della città, in uno stabilimento progettato nel 1890. Mario Pelino continuò sulla via tracciata dal padre Alfonso le produzioni tradizionali della Ditta (alle quali si era aggiunta agli inizi del ‘900 quella del citrato) accrescendone la notorietà nazionale ed internazionale. La fabbrica è stata premiata con ben 66 onorificenze nazionali ed estere. L’azienda è, dalla sua fondazione nel 1783, votata alla qualità ed al benessere del consumatore. Qualità significa utilizzare ingredienti certificati di alto valore qualitativo (mandorla Avola, Nocciola Piemonte o Romana, pistacchi siciliani, cioccolato belga, ecc.) per ottenere rispetto incondizionato per il gusto, nonché l’utilizzo di processi produttivi tradizionali che conservano l’integrità degli ingredienti e garantiscono la piena soddisfazione organolettica del consumatore. La qualità dei prodotti Pelino supera molte delle più diffuse intolleranze e allergie alimentari, essendo i suoi prodotti assolutamente privi di latte e derivati del latte e contenendo, esclusivamente, mandorla Avola, zucchero e vaniglia. Tutti i prodotti sono realizzati secondo la antica tradizione confettiera: senza amidi, glutine e maltodestrine. Ciò rende il prodotto perfettamente compatibile con le più diffuse intolleranze alimentari, quali la celiachia, mentre per l’equilibrato rapporto tra proteine, carboidrati e grassi (insaturi, Omega-3), sono indicati come integratore alimentare dal gusto prelibato. Un’area della Fabbrica di Confetti è oggi dedicata all’esposizione di macchinari, cimeli, ricordi, oggetti rari e preziosi connessi con l’antica arte sulmonese della produzione dei confetti. Il Museo, realizzato da Olindo Pelino, intende presentarsi come un doveroso atto di riconoscimento della Fabbrica nei confronti di tutti gli antichi confettieri (non solo della famiglia Pelino) che, dal tardo Medioevo in poi, hanno contribuito a creare la fama di Sulmona come città dei confetti. Nel Museo Pelino sono conservati tutti i diplomi ottenuti nelle principali esposizioni mondiali dall’800 ad oggi; i brevetti registrati dalla fabbrica in diversi paesi europei e in tempi molto lontani; il primo telefono di Sulmona; statue e ritratti degli antenati; una collezione di antiche e pregiate bomboniere. In un’altra sala si possono trovare la ricostruzione di un laboratorio settecentesco per la produzione dei confetti; antichi strumenti ausiliari, come dei mulini, una tostatrice, una filettatrice, mortai, vasi con gli antichi ingredienti, colini multipli per lo sciroppo di zucchero (usati nella preparazione dei confetti a rosolio), una sbucciatrice, una macchina per lucidare ecc. É ben documentato, poi, il passaggio avvenuto nel corso dell’800 e legato dapprima all’energia del vapore e poi, dal 1893 circa, all’energia elettrica. La Stampe, riproduzioni e tavole esplicative aiutano il visitatore a comprendere che cosa ha significato per Sulmona l’industria dei confetti e, soprattutto, a riallacciare l’attività presente con il glorioso passato.

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