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Cibo e Legalità al Salone del Gusto Terra Madre 2012

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Oltre 70 miliardi di euro l’anno: questo è l’impressionante giro d’affari della criminalità organizzata nel settore alimentare, secondo L’ultima cena. A tavola con i boss, il libro-inchiesta del giornalista Peppe Ruggiero. Una vera e propria miniera d’oro per i boss mafiosi, che sfruttano ogni opportunità per corrompere, contraffare e inquinare uno dei settori d’eccellenza nel nostro Paese. Un mondo criminale che pare non conoscere sconfitte e contro cui è in atto una lotta coraggiosa e determinata, portata avanti ogni giorno da tante associazioni che si impegnano a sostenere una filiera del cibo rispettosa delle leggi, dell’ambiente, delle persone. Al Salone del Gusto e Terra Madre 2012 i visitatori hanno avuto l’opportunità di approfondire questo tema ed entrare in contatto con molte di queste realtà virtuose conoscendone i protagonisti. Tra queste Libera Terra che dal 1995 è impegnata a riutilizzare terreni e aziende confiscate alle mafie per creare prodotti d’eccellenza, che rispettino criteri di tipo ambientale, sociale e qualitativo. L’associazione incarna perfettamente i valori del buono, pulito e giusto di Slow Food, con cui collabora per tantissimi progetti, come per esempio quello del caseificio Le Terre di Don Peppe Diana. La cooperativa, aperta pochi mesi fa a Castel Volturno (Ce) su terreni sottratti ai boss Casalesi, ha da subito ricevuto il supporto di Slow Food. La mozzarella di bufala Dop, gli altri formaggi e prodotti caseari della cooperativa sono stati degustati allo stand di Slow Food Campania, dove il pubblico ha apprezzato anche il loro sapore di giustizia e riscatto. I valori della mozzarella della legalità sono gli stessi contenuti nel manifesto Resistenza Contadina di Slow Food Campania e ribaditi da Peppe Orefice, fiduciario della Condotta Massico e Roccamonfina: «Vogliamo dare voce, sostegno e opportunità ai contadini impegnati contro questo sistema alimentare e aiutare chi resiste al diffondersi dell’illegalità nei sistemi di produzione del cibo».
Si tratta di crimini che in molti casi hanno anche ripercussioni dirette sulla nostra salute, basti pensare alla mozzarella sbiancata con la calce, o alle verdure coltivate tra i rifiuti tossici, come racconta dettagliatamente Ruggiero nel suo libro. «Nell’immaginario collettivo la mafia si occupa solo di grandi appalti edilizi e traffici di droga», afferma Raffaela Donati, fiduciaria di Slow Food Bologna. «Dobbiamo invece aumentare la consapevolezza che i boss si infiltrano in diversi settori, come per esempio quello del cibo. È necessario diffondere il concetto di etica, l’unica base possibile su cui costruire una nuova società civile, sensibilizzata e partecipe». Un altro luogo comune è quello che vuole i traffici della mafia e della camorra limitati al Sud. Mentre proprio l’anno scorso, la Regione Emilia Romagna ha ritenuto necessario approvare una legge «per il contrasto alle infiltrazioni mafiose e per la promozione dell’educazione alla legalità». Inoltre, in seguito al terremoto che ha scosso l’Emilia lo scorso maggio, la Regione ha dovuto emanare un Protocollo d’intesa di legalità per la ricostruzione delle zone colpite dagli eventi sismici del 2012. Inoltre, il Comune di Sasso Marconi e Slow Food Bologna hanno presentato il progetto La filiera della legalità, partito l’anno scorso.L’iniziativa, in collaborazione con Libera, coinvolge studenti degli istituti agrari e alberghieri del territorio, che oltre a partecipare a incontri di formazione ed educazione sull’importanza dell’impegno civile e del rispetto della legalità, hanno avuto la possibilità di fare stage lavorativi nei terreni confiscati alle mafie. Un bel modo per diffondere il senso di responsabilità e consapevolezza. E non è finita qui: il progetto in futuro prevede scambi tra un istituto alberghiero del bolognese e quello del comune di Pollica. La cittadina campana (Città Slow) è divenuta famosa per l’omicidio del sindaco Angelo Vassallo, da sempre in prima fila nella difesa dell’ambiente e del territorio.

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