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Degustazioni

Bianca di Valguarnera Sicilia IGP Duca di Salaparuta

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Duca di Salaparuta è un’azienda che non ha bisogno di presentazioni: era il 1824 quando Giuseppe Alliata, Duca di Salaparuta, iniziò a vinificare per passione le uve della sua tenuta di Casteldaccia. Oggi, proprietà del Gruppo ILLVA di Saronno, l’azienda mantiene l’amore dei suoi fondatori per i suoi terroir e per i suoi vini, e rappresenta una delle realtà vitivinicole più vitali del Belpaese. La nuova cantina di vinificazione, ad Aspra, è un esempio di modernità e al contempo di tradizione, mentre a Casteldaccia è rimasta la “barriccaia”, dove affinano in rovere tutti i rossi della casa. L’azienda inoltre, puntando da sempre sui vitigni autoctoni, ha acquistato nuove selezionate tenute come quella di Salemi, nella parte più occidentale dell’isola, dedicata al Grillo ed all’Inzolia. La produzione si è assestata su alcuni capisaldi, che oramai sono divenuti dei “classici”, e alcune nuove proposte molto interessanti, e tutti si basano saldamente sui vitigni più consolidati e filologicamente “siciliani” senza disdegnare piccoli saldi internazionali.

Il Bianca di Valguarnera nasce da Inzolia in purezza, allevata ad alberello a 300mt sul livello del mare sulle colline argilloso-calcaree di Salemi (Salèm, “luogo salubre”, per gli Arabi) dove il clima caldo-arido, fatto di inverni miti e primavere/estati molto asciutte, unito alle forti escursioni termiche favorisce lo sviluppo degli aromi primari. E’ un vino che, oltre ai 12 mesi in azienda, non teme ulteriore affinamento in bottiglia e, se ben conservato, può raggiunge i setto/otto anni d’invecchiamento. Giallo dorato, caldo, con sfumati riflessi verdognoli, è decisamente consistente già alla vista. Elegante all’olfatto, si mostra subito complesso ed intenso: pesche gialle e mele cotogne mature, mango, fichi secchi, spezie dolci, vaniglia, tabacco biondo, noci e nocciole. E’ evidente l’apporto aromatico del legno, possente ma ben integrato. Il sorso è sontuoso, imponente, caldo, risponde perfettamente al naso e resta agile e piacevole grazie al sostegno di una spalla fresca che gli garantisce bevibilità e certa longevità. Finale lungo ed appagante, con ritorni retronasali di spezie, zafferano, mele cotogne…

Un bianco adatto a palati forti che non disdegnano i vini lungamente fermentati ed affinati (8 mesi a contatto dei propri lieviti) in legno, guadagnando in complessità e perdendo un po’ d’immediatezza di beva e di florealità del bouquet. Apripista dei grandi bianchi maturati in rovere (la prima annata è il 1987), questo vino è rimasto identico a se stesso, ben costruito e moderno già al concepimento dato che all’epoca nessuno commercializzava vitigni autoctoni siciliani in purezza e men che mai barricati. Per esprimersi al meglio necessita di un calice a tulipano abbastanza ampio e va servito non troppo freddo, intorno ai 14 gradi. Si accompagna a piatti strutturati come è il suo carattere: i pesci grassi o affumicati, salmone, tonno, pescespada, crostacei e pesce salsato, ma è perfetto anche con carni bianche saporite, cacciagione da penna, fois gras e maiale. Impagabile con una buona bottarga di Muggine o un saporito cous cous di pesce alla moda di San Vito Lo Capo.

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