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Agroalimentare al check up

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Per ogni euro di spesa in prodotti alimentari solo 20 centesimi giungono nelle tasche degli agricoltori e il resto si perde nei meandri della filiera. È quanto afferma la Coldiretti nel commentare il rapporto Ismea Check up 2012: la competitività dell’agroalimentare italiano, che fa il punto sullo lo stato di salute del settore.

Nell’ultimo decennio, secondo i dati Eurostat, l’assegno che resta all’imprenditore agricolo, pagati i salari, le imposte e imputati gli ammortamenti, si è ridotto a valori correnti del 68%. Includendo i contributi comunitari la riduzione appare meno marcata (-47%), ma comunque molto più elevata della media Ue.

A condizionare il settore anche la dinamica dei consumi delle famiglie italiane, scesi dell’1,3% nel 2011, dopo una prolungata fase di stagnazione. Le difficoltà economiche e gli effetti del caro-vita hanno indotto le famiglie a ridurre i consumi alimentari, ritenuti in passato incomprimibili. Anche se le vendite all’estero hanno potuto almeno in parte compensare la mancata crescita della domanda interna.

Resta tuttavia bassa la propensione all’export dell’agroalimentare cresciuto del 12,8% nel 2010 e dell’8,5% nel 2011, trainato soprattutto dalla domanda extra-Ue, mentre nel medio periodo (2006-2011) l’aumento annuo è risultato in media del 6,2%.

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