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Ristoranti 2.0: realtà aumentata, schermi interattivi. E’ già realtà

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Basta fare un giro in rete per accorgerci di come la tecnologia stia rivoluzionando il mondo, ma soprattutto il nostro modo di viverlo. E questo vale anche per il cibo e l’esperienza del pasto. Dimenticate le vecchie abitudini. Il futuro del food è 2.0.
E non è neanche tanto futuro, perché sono già molti i ristoranti 2.0 in voga nel mondo che stanno rivoluzionando la nostra idea del pasto: un momento conviviale e di relax in cui gustare del cibo, riposarsi e, perché no, socializzare. Le cose potrebbero cambiare e stanno già cominciando a farlo. E se da una parte è affascinante constatare l’evoluzione dell’uomo, dall’altra è tutto molto inquietante. Punti di vista.
Vi ricordati di Eatsa? (leggi articolo) Il fast food vegetariano senza camerieri né chef che sta spopolando negli Stati Uniti? E’ solo il primo di una serie di ristoranti 2.0 sparsi per il mondo. Vediamoli.
C’è Data Kitchen, a Berlino. Prende le orme di Eatsa, difatti al suo interno non ci sono camerieri. E’ possibile ordinare il proprio pasto da casa (o dove si voglia) attraverso la app apposita. Non solo, potrete scegliere l’esatto orario in cui le portate dovranno essere pronte. Poi non vi resta che pagare online e recarvi al ristorante. Ad attendervi, proprio come da Eatsa, un “Food Wall”, un muro delle ordinazioni, diviso in comparti che diventano trasparenti ed indicano il nome della prenotazione una volta che le portate sono pronte. Ma c’è una grossa sostanziale differenza con il fast-food americano: lo chef! Infatti, mentre da Eatsa la preparazione dei piatti è robotizzata, i piatti di Data Kitchen, al contrario, sono creati da uno chef d’eccezione, Heinze Gindullis, uno dei più rinomati della Germania. Il locale si trova all’interno dello spazio Data Space, una multinazionale tedesca che si occupa di nuove tecnologie.

A Londra invece è già un cult la catena Inamo, che offre specialità provenienti da Giappone, Cina, Thailandia e Korea. Qui la vera attrazione non è il cibo – anche se lo scopo rimane (forse) quello di mangiare – ma i tavoli! Sì, avete capito bene. I tavoli di Inamo sono fatti di schermi interattivi grazie ai quali potrete: personalizzare la vostra tovaglia, fare giochi, videogiochi, persino disegnare. I tablet, invece, permettono non solo di controllare lo stato di preparazione del vostro ordine, ma anche di navigare in internet, recensire immediatamente le portate che assaggiate e di postare contenuti sui social. Non a caso è la tappa preferita dei foogdblogger. Proprio data l’attrattività del locale, molti entrano anche solo per sorseggiare un drink.
Poi c’è Max à Table, a Bordeaux, che segue le orme del ‘collega’ londinese ma si offre ad un pubblico più easy. Dunque non grandi chef e grandi portate ma un momento di condivisione e food fatto di hamburger, tapas, insalate e altri piatti veloci. Anche qui i tavoli sono interattivi e servono ad ordinare la propria portata ma anche a fare un solitario, leggere il giornale, navigare in internet, controllare i propri profili social, o – perché no?! – fare un gioco da tavolo insieme agli altri ospiti. Insomma… un panino al volo e via… si gioca!
Il ristorante invece più sensazionale – e in qualche modo anche inquietante – si trova a Ibiza. Già il nome dice tutto: Sublimotion, da ‘sublime’ ed ‘emotion’. Aperto dal 2 stelle Michelin Paco Rocero. In cosa consiste Sublimotion. Una sala dalle pareti completamente bianche e un unico tavolo al centro, per dodici persone. Prima del pasto gli ospiti possono indossare degli occhiali Samsung Gear VR e vivere con la loro pelle una realtà aumentata, aprendo scatole dal contenuto segreto e interagendo con diversi elementi nello spazio circostante. Al momento della cena nessun accessorio. Le pareti bianche prenderanno vita con proiezioni di scenari spettacolari, come mangiare in un bosco o su una montagna innevata. Scenari ispirati dalle portate a tavola o dal eventi a tema. Insomma, una cena che coinvolge i cinque sensi e che dura circa tre ore, al termine delle quali gli ospiti potranno spostarsi sulla terrazza e proseguire la serata.
Una vera rivoluzione, ma non bisogna banalizzare, né in un senso né nell’altro. Se prese a piccole dosi queste innovazioni possono essere divertenti e sane. Ma trasformare il momento del pasto in un’esperienza tecnologica può andare a scapito del contatto umano da cui era contraddistinto il momento del pasto.

a cura di Martina Bortolotti

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