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Pizza e Unesco finalmente “sposi”!

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Da Jeju, in Corea del Sud, arriva la notizia tanto attesa: L’Arte del pizzaiuolo napoletano, da oggi, è ufficialmente Patrimonio dell’umanità

Adesso è ufficiale. La notizia era nell’aria ma, nella buona tradizione napoletana, era meglio essere scaramantici fino fondo. L’Arte del pizzaiuolo napoletano è stata finalmente riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio immateriale dell’umanità, un riconoscimento doveroso a quello che, senza ombra di dubbio, è uno dei piatti più celebri è apprezzati al mondo.

“È riconoscimento storico – ha dichiarato Luigi De Magistris, il sindaco di Napoli -un enorme grazie ai pizzaioli napoletani, che vivono ed operano a Napoli e in tutto il mondo, ma anche a tutti quelli che hanno firmato per questa petizione. È il segno della potenza di Napoli attraverso la sua arte, la sua cultura, le sue tradizioni, le sue radici, la sua creatività, la sua fantasia. Una grande vittoria per Napoli e per la pizza napoletana”.

Un premio che, di riflesso, va anche al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e al suo lungo lavoro iniziato nel 2009, quando cominciò a preparare il dossier di candidatura con il supporto delle Associazioni dei pizzaiuoli e della Regione Campania, superando i pregiudizi di quanti vedevano in questa antica arte solo un fenomeno commerciale e non una delle più alte espressioni identitarie della cultura italiana e partenopea.

“L’arte del pizzaiuolo napoletano è patrimonio culturale dell’Umanità Unesco. Vittoria! Identità enogastronomica italiana sempre più tutelata nel mondo” ha twittato il l’attuale ministro del Mipaaf, Maurizio Martina, al quale ha fatto eco il collega dei Beni Culturali, Dario Franceschini: ” L’arte dei pizzaiuoli napoletani è Patrimonio Immateriale dell’Umanità! Dall’UNESCO riunita in Corea del Sud arriva ora la notizia. Un riconoscimento per Napoli e l’Italia intera mentre sta per iniziare il 2018″.

“E’ un grande riconoscimento per l’Italia, per Napoli e la Regione Campania” sono state invece le parole del presidente della Regione, Vincenzo De Luca, che si è complimentato anche col Capo dell’Ufficio Legislativo della Regione, Luigi Petrillo, il quale ha seguito personalmente, da Parigi fino all’ultima e decisiva assemblea sull’isola Jeju, in Corea, il dossier che ha convinto il Comitato di governo dell’Unesco a votare all’unanimità per l’ingresso dei pizzaioli napoletani e della loro arte tra quei tesori mondiali che meritano di essere custoditi e protetti, accogliendoli con questa dichiarazione:

“il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da ‘palcoscenico’ durante il processo di produzione della pizza. Ciò si verifica in un’atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti. Partendo dai quartieri poveri di Napoli, la tradizione culinaria si è profondamente radicata nella vita quotidiana della comunità. Per molti giovani praticanti, diventare Pizzaiuolo rappresenta anche un modo per evitare la marginalità sociale”.

Antonio Forestieri

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