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Europa itinerari enogastronomici

Bruxelles e le birre d'abbazia

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Più che la splendida architettura dei suoi palazzi, ciò che di Bruxelles colpisce al primo impatto è la coinvolgente e trasportante frenesia dei turisti che l’affollano e dei cittadini che la vivono, a tutte le ore del giorno e della notte. Forse è l’anima cosmopolita il motivo principale per cui vale la pena spendere qualche giorno nella capitale belga.

Il nostro incontro parte dalla rettangolare Grand Place che si manifesta molto raccolta nonostante il suo nome: di sera luogo di ritrovo per i giovani che qui vivono o studiano, di giorno punto d’incontro per i turisti che assiepano i ristoranti posti su un lato della piazza.

Per arrivarci ci vogliono pochi minuti a piedi rispetto a Mont des Arts dove troviamo un comodo parcheggio per lasciare la nostra vettura.

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Avvicinandomi noto che animano le strade anche musicisti e saltimbanchi oltre alla folla che si dirige nel cuore della città, sicuramente attratta dalla torre civica di stile gotico, posta presso l’Hotel de Ville (il municipio), con i suoi quasi 100 metri di altezza in stile gotico, svetta imponente su tutta la città. La visione che se ne ha nel tardo pomeriggio è di sicuro migliore grazie alle luci ed ai freddi colori dell’autunno.

Ma il centro simbolico della capitale non è caratterizzato soltanto dal municipio e dal campanile; prospicienti sono anche i palazzi delle antiche corporazioni, adorni di particolari e rilievi dorati. A colpirmi è soprattutto la Maison du Brasseurs per il fatto che oggi ospita il Museo della birra (Musée de la Brasserie).

E non potrebbe trovarsi in altro luogo o meglio, in nessun altro più rappresentativo. La cena è piuttosto frugale; degna di nota è però la birra che accompagna un pasto a base di carne. La Trappe Quadrupel rimane, nel panorama delle birre trappiste, una delle cinque ad esser prodotta al di fuori del Belgio (fra le abbazie “straniere” si colloca anche la nostrana Tre Fontane, di Roma), per la precisione in Olanda.

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Fra le varietà dell’abbazia Onze-Lieve-Vrouw Van Koningshoeven rimane di sicuro la birra a maggior gradazione alcolica: di colore fortemente ambrato, nel momento del versare non produce particolare schiuma né questa si mantiene persistente. Dal calice provengono sentori floreali ed al contempo di frutta, che torna anche al retrogusto.

Il dolce della Quadrupel si sente ancor di più nel momento dell’assaggio forse zuccherina o forse, ancora, ispirata a qualche frutto. È proprio la frutta quindi il carattere dominante di questa birra ed è grazie a questa – insieme ad un altro sapore, il dolce – che passano in secondo piano i suoi 10 gradi alcolici, rendendola facile a bersi.

Non troppo soddisfatti dalla cena, appunto, decidiamo di condividere la passione preferita della stragrande maggioranza del popolo di Re Baldovino: ritrovarsi attorno ad una tavola per sorseggiare buona birra fresca in una delle tante taverne del quartiere d’Ilot sacré. Se per tutto l’arco della giornata le strade erano state affollatissime, nella notte è un vero e proprio delirio.

La maggior parte della calca la ritroviamo attorno a Impasse de la fidelitè dove, al civico 10, ha sede il Delirium Café: i locali interni sono un susseguirsi di piccoli antri, ampi saloni, stanze e cunicoli con un via vai di gente dall’unico e immenso bancone.

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L’arredamento ricorda in tutto e per tutto le antiche taverne medioevali: pareti, quadri, lunghi tavoli in legno e ogni altro oggetto là dentro parla, profuma di birra.

A tenerci compagnia è la Duchesse de Bourgogne, spillata in maniera rapida e abile; penso che per gusto sia ciò che più si discosta dall’idea comune che si può avere di “birra” ed infatti, forse per la mia poca dimestichezza con questa, berla per intero è impresa ardua. Dal colore rosso intenso, sfumante in un marrone scuro, la sfiora una fine e cremosa schiuma anch’essa dal tono beige.

Al primo assaggio prevale prepotentemente un’acidità che non viene affatto mitigata né andando avanti né dalla bassa temperatura di servizio. I sorsi successivi confermano solo il gusto acetico persistente.

Tutte caratteristiche, assieme a note fruttate e zuccherine, date dall’invecchiamento in antiche botte di roveri e alla mescita di una parte più giovane (circa 8 mesi di invecchiamento) con altra ben più matura. Una Flanders red ale che dà inizio ad una gran serata di festa.

di Federico Roselli

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