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Fragole. Arrivano le rosse
Lazio
Numero di Giugno 2009
Links: http://www.sagrafragole.it/
Storia,miti e virtù della fragola di bosco, il frutto prediletto da poeti e santi.
Con l’intensità del colore rosso, che spicca nel verde deciso delle sue foglie, e con l’inebriante profumo di ambra e di rosa, la fragola di bosco (Fragaria vesca L.) è un frutto che sorprende e incanta durante le passeggiate in mezzo ai boschi nel corso della bella stagione. Una piccola tentazione da raccogliere e portare alla bocca per assaporare le dolci note di sottobosco.
Tra versi e leggende La Fragaria vesca, originaria dell’Europa, dell’Asia occidentale e dell’America settentrionale, è all’origine di tutte le varie specie di fragole che sono state create dall’uomo e il suo nome deriva dal latino Fragus (dalla radice sanscrita “ghra”) che indica fragranza (l’aroma) e vescus che denota ciò che è molle (il frutto). Questa piccola “lacrima” di nettare rosso, tuttavia, era conosciuta e apprezzata già dall’uomo preistorico, come testimoniano alcuni reperti rinvenuti in zone montagnose e lacustri dell’Europa centro-occidentale. Si parla di Fragaria già all’epoca di Virgilio che nei suoi versi la elogia e raccomanda ai ragazzini di stare attenti poiché nei luoghi freschi dove nasce si incontrano le bisce: ‹‹… qui legitis fiore set humi nascentia fraga frigidus, o pueri fugite hinc, latet anguis in herba››. Essa era spesso presente sulle tavole dei Romani, soprattutto durante le feste in onore di Adone dato che alla sua morte, come narra la leggenda di Ovidio, Venere, dea dell’amore, pianse lacrime che cadute a terra divennero piccoli e succosi frutti rossi a forma di cuore: le fragole. Nel Medioevo per i cristiani, a causa del colore rosso del suo succo che ricordava quello del sangue, rappresentava il simbolo della sofferenza del Cristo e dei martiri, tanto che nei manoscritti viene raffigurata in associazione ad essa. In quest’epoca fu chiamata “frutto cuore” per analogia con la sua forma e perché aveva le doti di lenire le passioni amorose. La tradizione popolare attribuiva invece alla fragola virtù magiche: per evitare, per esempio, il morso dei serpenti, si dovevano raccogliere le sue foglie il 24 giugno, magico giorno di San Giovanni Battista (del quale era il frutto prediletto), farle essiccare al sole e confezionarvi una cintura. Nessuna serpe avrebbe osato avvicinarsi a chi la indossava. Con il tempo vennero scoperte le sue qualità medicinali e ciò indusse alla sua coltivazione negli orti. Risale al 1324 il primo documento, recuperato in un registro di un ospedale della Francia settentrionale, che attesta tale pratica. Nel Rinascimento fece la sua comparsa come pianta ornamentale negli orti di Francia e per volontà di Luigi XIV venne coltivata nei giardini di Versailles. Succube della sua malia, Shakespeare scriveva: ‹‹La fragola, che cresce sotto l’ortica, rappresenta l’eccezione più bella alla regola, poiché innocenza e fragranza sono i suoi nomi. Essa è cibo da fate››. La regola a cui Shakespeare cercava di sottrarre il suo frutto preferito condannava le piante ad assorbire il bene e il male dell’ambiente in cui vivevano. Analogamente, San Francesco di Sales affermava: ‹‹Ci è nota ed ammiriamo la fresca innocenza della fragola perché mentre essa cresce nei terreni è di continuo calpestata da serpi, da lucertole e da altri rettili velenosi, e pur tuttavia essa si mantiene pura e non si imbeve dei nefasti veleni di questi animali, né incorpora le loro cattive qualità››. Con il XVII secolo iniziò l’introduzione in Europa di altre specie provenienti dal Nuovo Continente (America del Nord e America del Sud) e si dette inizio alle prime ibridazioni che hanno prodotto le fragole che oggi troviamo sulle nostre tavole.
Belle da vedere, buone da mangiare La fragola di bosco è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Rosacee il cui rizoma emette numerosi stoloni pelosi e radicanti ai nodi che ne assicurano una rapida riproduzione in colonie. Le foglie sono in rosetta ovate e dentellate dal colore verde brillante e i fiori sono composti da 5 petali bianchi e tondeggianti e da numerosi stami e pistilli. La fragola in realtà è per i botanici un falso frutto poiché non è altro che il ricettacolo floreale polposo, ovoidale di colore rosso che porta sulla sua superficie dei semini chiamati acheni che sono i veri frutti. Dal punto di vista nutrizionale il “frutto cuore” incrementa la riserva alcalina dell’organismo, regala vitamine e antiossidanti, vanta proprietà dissetanti, diuretiche, antiuriche, antinfiammatorie, depurative e antitumorali. Lenisce il bruciore delle scottature e rende elastica e vellutata la pelle. Ottimo alleato per chi vuole dimagrire, non contiene grassi saturi, colesterolo, sodio e ha un carico calorico risibile, essendo costituito per il 90 per cento di acqua: 100 grammi di fragole contengono solo 27 calorie.
Un posto speciale Illustri artisti nei secoli hanno decantato le meraviglie paesaggistiche di Nemi, borgo incontaminato dei Castelli Romani, posizionato su uno sperone di roccia a picco sul lago di Diana (lago di Nemi). Lord Byron giunse a Nemi in una notte del 1817. Al suo risveglio vide il lago ai suoi piedi, incastonato nel verde dei colli boscosi. Era una mattina ventosa, il cielo grigio infuriava di libeccio e gli alberi erano scossi fin dalle radici, ma il lago s’increspava appena. Le emozioni che gli suscitarono quelle immagini saranno poi riportate nel suo Childe Harold’s Pilgrimage: ‹‹… ecco Nemi! Celato entro una conca di poggetti selvosi, egli non teme il furiar de’ nembi e mentre il vento svelle la quercia dall’ime radici, l’oceano sospinge alle sonanti piagge e la schiuma ne’ turbina al cielo qua e la s’increspa, mormorando appena lo specchio ovale del suo vitreo lago …››. Il poeta danese Ludvig Bodtcher scriveva: ‹‹… Nemi, anche tu hai la tua malia. Un magico cerchio d’olezzanti alture dove tu, specchio di Diana lucente, m’hai incantato e mi tieni in balia, ristorandomi dolce corpo e mente››. Ma nel corso dei secoli sono state celebrate anche le ricchezze del suo territorio. Leon Battista Alberti, uno dei massimi esponenti della civiltà umanistica, così descrive il luogo: ‹‹… fruttiferi alberi d’ogni maniera, essendo il paese coltivato che non si ritrova paese tanto dilettevole e fruttifero che lo superi nell’amenità e fertilità››. E Papa Pio II, nei suoi Commentarii, scrive: ‹‹Ogni piana e ogni rupe fino al ciglio del monte è coperta di alberi da frutta [...] quando l’annata è buona, da qui si portano in città frutti da bastare al popolo››. Traballanti carretti carichi di frutta - mele, pesche e le celeberrime fragole - portavano a Roma ogni giorno provviste destinate a più della metà della popolazione urbana. E proprio le famose fragole di Nemi figurano tra i prodotti ritenuti tipici citati negli Atti dell’Inchiesta Parlamentare Jacini sullo stato dell’agricoltura (1877-1884) del neonato Regno d’Italia.
Festa per la delizia Testimonianze pittoriche, in particolare un’incisione di Bartolomeo Pinelli risalente al 1822 raffigurante Il trionfo delle fragole alla Rotonda (il Pantheon), documentano l’esistenza di una festa delle fragole che da secoli si teneva nella città di Roma, e dato che all’epoca la frutta per il mercato di Roma arrivava dai Castelli Romani, non è azzardato pensare che le fragole fossero fornite dai coltivatori di Nemi. Soppressa per ragioni ancora oggi non del tutto chiare, la festa capitolina fu trasferita a Nemi, luogo di produzione delle fragole. Le prime tracce di questa festa negli archivi comunali di Nemi risalgono al 1922 con una delibera dell’Amministrazione che autorizzava i festeggiamenti e la distribuzione delle fragole per la cittadina. La sagra si svolge annualmente la prima domenica di giugno, quest’anno in via eccezionale i festeggiamenti sono infrasettimanali - martedì 2 giugno. Fin dalle prime ore del mattino nel piccolo borgo suonano le bande, si tengono manifestazioni e spettacoli di piazza, degustazioni e fuochi d’artificio in onore di queste famose delizie romanesche. Come da tradizione la festa inizia con la sfilata delle “fragolare”, le donne che da sempre coltivano il dolce frutto intorno a Nemi e che per l’occasione sono abbigliate con l’antico costume tradizionale: gonna rossa, bustino nero, camicetta bianca e la mandrucella, il tipico copricapo di pizzo con fiocchi rossi. Poi i festeggiamenti invadono vicoli, strade e piazze della cittadina e durano per tutto il giorno fino all’evento conclusivo: Fragole in piazza con la distribuzione a tutti i partecipanti delle famose fragole.
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