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Bollicine: è il momento del Durello

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La Doc scaligero-berica ha festeggiato in questi giorni a Verona i 30 anni del riconoscimento e si appresta a conquistare i mercati esteri

Esiste in Veneto uno spumante da uva autoctona che non si chiama Prosecco, e che pur non potendo vantare ancora lo stesso successo planetario, sta conquistandosi velocemente un numero crescente di estimatori, in Italia all’estero. E’ il Durello, un vino ricavato da un’antichissima uva originale dei Monti Lessini, la durella, presente sul mercato sia come metodo charmat (80% della produzione) che come metodo classico: proprio quest’anno compie i suoi primi trent’anni di denominazione d’origine.

Nota in passato come durasena, (dal latino “durus acinus” per lo spessore della sua buccia), la durella ha la caratteristica di crescere sui terreni collinari di natura vulcanica posti tra le province di Verona e Vicenza e si contraddistingue per un’indomabile asprezza (è ricchissima di acido malico) che in passato l’hanno resa ideale come uva da taglio per rinforzare altri ben più famosi e nobili spumanti, a partire dallo Champagne. In questi trent’anni, senza troppi clamori, la produzione è cresciuta, passando da 50 mila bottiglie degli inizi al milione. Una trentina le aziende iscritte al Consorzio, la maggior parte delle quali era presente con i suoi vini alla tre-giorni di “Durello & Friends”, il grande banco d’assaggio tenutosi a Verona nei giorni scorsi per festeggiare i 30 anni della DOC. L’inaugurazione si è tenuta presso lo storico Hotel Due Torri, nel cuore di Verona, mentre degustazioni, incontri e show cookings aperti al pubblico hanno trovato casa presso gli spazi di “Wine 2 Digital” , nel quartiere fieristico della città. “Una delle cose che ci sta dando più soddisfazione è constatare che le persone iniziano ad abbinare il vitigno durella al territorio in cui cresce” commenta il presidente del Consorzio Alberto Marchisio “Le stesse aziende stanno dimostrando di credere fortemente nella denominazione, se è vero che vedono nel Durello il loro prodotto bandiera”. Per anni considerato un vino quasi imbevibile a causa della sua acidità, oggi grazie a generali miglioramenti nel vigneto e in cantina e perfino al cambiamento climatico, che sta favorendo le maturazioni di quest’uva che cresce più in alto delle altre e matura più tardi, non solo si assiste ad un generale miglioramento del prodotto, ma anche ad una sua riscoperta, in Italia e fuori. E’ infatti un’ottima alternativa ai soliti spumanti, con una personalità molto precisa e una facilità di abbinamento che lo rende una bollicina da tutto pasto in grado di accompagnare sia il pesce che la carne. “E’ un momento molto positivo per gli spumanti italiani all’estero, e anche noi iniziamo ad avere richieste di prodotto – spiega Marchisio –  I nostri associati si stanno dando da fare in maniera proficua, e i risultati stanno arrivando. Quelli più interessanti li stiamo avendo in Giappone,  dove abbiamo fatto la nostra prima missione la scorsa estate. I risultati sono stati più che promettenti, perchè il consumatore giapponese è molto curioso. Forse questa piccola denominazione, focalizzata su un vitigno autoctono così particolare, è quello che oggi stanno cercando”.

Elisabetta Tosi

 

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